Dove comincia l’Abruzzo

Con le foto di Mario Dondero.

Per una settimana i due terranauti Paolo Merlini e Maurizio Silvestri hanno viaggiato con i mezzi pubblici sulle strade d’Abruzzo, terra promessa di tutti i vagabondi del Dharma, e si sono resi conto che l’Abruzzo è l’esotico più vicino a casa nostra.

Prefazione di Renzo Paris
6,9912,60
Il libro in breve

Ospiti di pastai, ristoratori dannunziofili, vignaioli e pastori ultraottuagenari, tra saporiti formaggi e profumati vini autoctoni.
I loro compagni di viaggio sono stati Mario Soldati e Agostino De Laurentiis in fuga da Roma dopo l’armistizio, Carlo Emilo Gadda giovane reporter a Campo Imperatore, Josè Borges generale catalano e guerrigliero borbonico, John Fante a Torricella Peligna…
Si ritrovano a L’Aquila per incontrare “Ju Boss” e Raffaele Colapietra “il professore”, due personaggi ormai molto noti a seguito del sisma del 2009.

L’Abruzzo è la regione dai mille viaggi possibili!

Anteprima

Il silenzio tellurico del ventre dell’Aquila, la luce rosa del Gran Sasso, l’energia contagiosa di Pescara, la bellezza intimissima di Ortona, la fanteria elettrica di Torricella Peligna, la magica luce del cimitero di Colledimacine, la magnificenza terribile della Maiella, la solitudine travolgente della ferrovia di Palena, l’anima austera e altezzosa di Scanno, il fascino oscuro di Pacentro, la città invisibile di Tagliacozzo, la semplicità cristallina di Antrodoco. Tutti luoghi, tranne Pescara, che hanno in comune una merce preziosa, assai rara oggi: il silenzio, di cui l’Abruzzo, come da splendida intuizione di Giorgio Manganelli, è un grande produttore. […]

Non esiste viaggio senza che si attraversi una frontiera. L’Abruzzo sembra avere una certa insofferenza verso i confini sentenziosi e rassicuranti segnati dalle carte geografiche. Come uno zodiaco, ha riferimenti indiscutibili, come le montagne sacre del Gran Sasso e la Maiella, e delimitazioni ineffabili e misteriose. Non comincia sulla sponda del Trigno, che lo divide dal Molise, al di là di questo fiume la cultura e le caratteristiche antropologiche sono identiche. Non comincia sul prisma perfetto della Macera della Morte che segna il confine interno con Lazio e Marche; qui la contaminazione culturale è totale, si può attraversare decine di volte questa frontiera senza accorgersi di un reale cambiamento. L’Abruzzo, pare incredibile, non comincia nemmeno sulle sponde dell’Adriatico, basta guardare le montagne e i tratti somatici delle genti balcaniche. Lo sostiene anche Piovene nel suo Viaggio in Italia: “L’Abruzzo […] ha una qualche somiglianza anche con la Dalmazia e l’Albania”.
Tuttavia un limite inderogabile segna dove finisce l’Abruzzo: le sponde del Tronto. Al di là di questo fiume le cose non sono più le stesse, la lingua e i dialetti subiscono una sterzata decisa virando verso il ceppo etrusco-sabino, il carattere delle genti è radicalmente diverso nonostante l’osmosi continua degli ultimi cento anni che ha alimentato la contiguità culturale del Piceno con la zona teramana. Anche la cultura gastronomica, la barriera più accessibile di ogni frontiera, è fondamentalmente diversa.

(Maurizio Silvestri)

 

È quasi mezzanotte. La sveglia del telefonino è puntata sulle quattro e dieci. Mi rigiro nel letto e canticchio la canzone di Capossela “…nascosti nella sera, partono treni a ogni ora…” (e buonanotte!). Domani si parte.
Un’altra volta sulla strada con la valigia in mano. Dalla palina penzola quasi oziosamente una tabella sbiadita. L’orario si legge appena e promette un magic bus tra quarantacinque minuti. Sembra un sogno.
Tramonta questa splendida giornata passata a “perder tempo” viaggiando e io sono felice. Le malelingue cantate da Ivan Graziani di certo direbbero che sono ubriaco. Vero è che come tutti i “sognatori dell’altrove”, sobrio al cento percento non lo sono quasi mai. È il viaggio che mi ubriaca.
Lascio che la mente scarrocci, lascio i pensieri alla deriva. […]

Anch’io sento che sarà un viaggio magico. Una mia personale odissea.
E se Odissea deve essere, chiederò una consulenza a Ulisse.
In fondo Ulisse aveva capito tutto. Espugnata Troia, sapeva che il meglio della sua carriera era bello che finito: la passione, l’eroismo, l’avventura, le sbronze con i commilitoni. Smontato l’accampamento sale sulla barca che deve riportarlo “all’isola petrosa” e in un attimo, secondo me, si immagina vecchio, seduto all’ombra degli ulivi a raccontare per l’ennesima volta al suo gregge di quella volta che ideò il cavallo per ingannare i troiani. Sono certo che è proprio in quel momento che decide di prendersela comoda. Due soldi in tasca li aveva, amici e desideri pure. Dà la colpa agli dèi avversi e così al talamo muliebre da dividere con Penelope, in fissa con la tessitura, preferisce le avventure con Circe e Nausica. Momenti ci lascia le penne con Polifemo, ma poi comunque vorrà ancora ascoltare il canto delle Sirene perché, come sintetizzerà millenni dopo Franco Battiato: “È bellissimo perdersi in quest’incantesimo”. Ecco, è bellissimo perdersi nell’incantesimo che ogni volta innesca il viaggio.

(Paolo Merlini)

 

I diritti d’autore di “Dove comincia l’Abruzzo” saranno interamente devoluti all’Associazione Bibliobus L’Aquila, nata all’indomani del sisma del 6 aprile 2009 come biblioteca itinerante per offrire conforto e svago alla popolazione.