Il mistero dei Cosmati

Un giallo, tra suspense ed erudizione, tra finzione e realtà storica.

La vicenda si svolge a Roma tra il 1414 e il 1471 e vede coinvolti i Cosmati, i più noti maestri marmorari del tempo.

Protagonista è Braccio del Poggio, umanista di fama e filologo, diplomatico e segretario pontificio, ma anche abile e spregiudicato uomo d’affari: è un vero cacciatore di antichi e preziosi manoscritti che trascrive in segreto per poi venderne le copie alle biblioteche del tempo, dopo aver occultato gli originali.

È a lui che si presenta un giorno Luc’Antonio dei Mellini, discendente della confraternita dei marmorari perseguitata da una lunga scia di morti inspiegabili. Luc’Antonio reca con sé una misteriosa tavoletta di alabastro, ereditata dal nonno del nonno, la cui decifrazione pare essere legata alla soluzione dei presunti delitti e a un mistero ancora più grande…

Il libro in breve

La vicenda dei magistri doctissimi – maestri marmorari, i Cosmati del titolo – si snoda per lo più a Roma tra il 1414 e il 1471. Braccio del Poggio, amico di Coluccio Salutati, è umanista di fama, filologo, segretario pontificio e diplomatico. È a Braccio che si presenta un giorno Luc’Antonio dei Mellini, discendente della confraternita dei marmorari, attiva da secoli nei laboratori di Roma, e perseguitata da una lunga scia di morti inspiegabili.

Chi perseguita i magistri doctissimi e perché?

Qual è il messaggio segreto della tavoletta di alabastro consegnatagli da Luc’Antonio? È proprio lui a mettere Braccio sulla giusta strada quando, nel 1425, a Roma, cercando tra le carte lasciate dal nonno in una soffitta della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, scopre un manoscritto anonimo dal titolo Historia magistrorum doctissimorum romanorum.

La Historia interessa duecento anni della dinastia dei Cosmati, compresi tra l’XI e il XIII secolo, e rivela che la confraternita è stata segnata da lutti misteriosi fin dalle sue origini, da quando Demetrio Anghelopulos venne incaricato da Desiderio, abate di Montecassino e futuro papa, di portare a Roma l’arte del mosaico bizantino e ridare vigore all’architettura religiosa della città, devastata dai Normanni.

Sulle tracce quindi di un mistero antico quanto la discendenza dei Cosmati, l’inchiesta procede parallelamente agli eventi della vita privata di Braccio, a loro volta intrecciati a quelli della vita pubblica del XV secolo. L’indagine minuziosa, casuali coincidenze ed episodi inattesi aggiungono anno dopo anno preziosi tasselli alla soluzione dell’enigma.

 «La base storica di questo appassionante romanzo è sicuramente più seria, più scientifica e più onesta di quella di tanti best-seller medievali e rinascimentali»

Andrea Sartori

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Anteprima

Quando Alda si svegliò, quel viandante era già sparito da un pezzo. Dopo aver indossato il saio ancora umido, era partito alla ricerca della basilica, dove sperava di incontrare papa Gregorio. Non sapeva che il Guiscardo l’aveva rapito e lo teneva in ostaggio in Laterano, né che da lì a poco avrebbe abbandonato definitivamente la città. Demetrio si sarebbe trovato di fronte Clemente, l’antipapa.
Lasciata la locanda, l’uomo rapidamente percorse la Longara fino a Porta Santo Spirito, dove alcuni armati bloccavano il passaggio per impedire che i Normanni entrassero nella città Leonina. L’imperatore Enrico aveva stabilito regole ferree in tal senso. Demetrio disse allora che arrivava da Montecassino e che aveva un messaggio urgente dell’abate Desiderio. Questi nomi erano del tutto sconosciuti ai romani di guardia alla porta, ma il lasciapassare che mostrava ebbe un effetto risolutivo sulle guardie. […] Superata la porta, si mosse verso la basilica, che dominava imperiosa la scena. La strada, che partiva da una piramide posta presso il fiume, lastricata di recente, si snodava tra rovine e piccole chiese distribuite tutt’intorno, terminando all’entrata principale della basilica, davanti alla porta centrale di cinque che menavano ad altrettante navate. Il porticato posto di fronte all’edificio rimandava ad antiche costruzioni, soprattutto per l’utilizzo di colonne romane, scavate e recuperate lì intorno crollate, risalenti sicuramente all’epoca di Nerone. Appena entrato, rimase impressionato dalla vastità dell’edificio e dall’oscurità che induceva alla meditazione. Anche le colonne interne del tempio erano evidentemente antiche, sensibilmente diverse tra loro e rese della stessa altezza da pulvini e tori aggiunti sopra e sotto, dove necessario…

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