L’uomo che dialogava con il coyote

Una breve incursione sul tema Joseph Beuys e sciamanesimo

Un libro fondamentale e illuminante sulle relazioni tra il pensiero e l’attività artistica di Joseph Beuys e l’universo dello sciamanesimo asiatico. Elementi propri dell’autobiografia del Maestro tedesco si intrecciano con la testimonianza della sua opera.

Ad arricchire il volume una conversazione importante con l’etnologo Michael Oppitz che ebbe modo di confrontarsi personalmente con Beuys sul tema dello sciamanesimo nepalese.

Un ricercato apparato iconografico, costituito da immagini fotografiche inedite e sorprendenti e disegni ispirati alle opere di Beuys, impreziosisce il lavoro trasformandolo in una pubblicazione unica posta tra critica d’arte, antropologia e arte stessa.

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Il libro in breve

Avvolto dalle tenebre della notte, un uomo, danzando vorticosamente, abbandona il mondo visibile per inoltrarsi solitario in un universo parallelo, impalpabile e sconosciuto ai più: un cosmo abitato da dèi e da spiriti con cui colloquiare, a cui sacrificare sangue, da cui esigere attenzione. Questi è lo sciamano, eroe del limite, mistico e performer totale.

In una stanza spoglia, Joseph Beuys, avvoltolato da un lungo panno, gioca con un coyote. Tra i due, attraverso gesti che sembrano provenire da altrove e che domandano di travasarsi nella materia vivente, prende forma un dialogo. Questi è un uomo di fronte al suo “doppio” animale, precipitato direttamente dal mito. Un artista, a duello con la propria creatività: un traghettatore di immagini, un catalizzatore di archetipi.

Anteprima

Nel manto di feltro che avvolge per intero Beuys è racchiuso un potere tale da ricondurre l’artista ad una dimensione primordiale e preformale. Quello di Beuys non è infatti il corpo di un uomo. È il corpo di una creatura amorfa, un essere imbozzolato, materializzato nella scena provenendo da un tempo che era prima del tempo. È un-meno-che-corpo. È un’unità minima magmatica, che si muove dilatandosi e contraendosi.

Come ogni rituale iniziatico che si rispetti, la temporanea morte, la momentanea uscita da sé, la segregazione di cui si è vittima hanno un termine. Alla morte feconda succede la resurrezione. L’ostaggio degli spiriti è infatti di norma rilasciato così che possa far ritorno al suo mondo. Un ritorno in cui, tuttavia, chi torna non è più quello di prima. In cui, quello di prima, è quello di prima, ma anche molto altro. Un altro che si è appreso altrove e che non ha fattezze umane.