Mandana Moghaddam

Mandana Moghaddam e Arianna Di Genova, due educated men’s daughters severe e suggestive al tempo, si trovano a dovere dipanare il senso della guerra, il potere maschile, il rapporto con il corpo reale e quello trasmigrato in arte e che nell’arte mai diventa simulacro, la cultura radicata nel fare di Mandana in cui la difficoltà all’immagine si cristallizza, anzi si pietrifica, più che mai sul corpo della donna.

Lingua: italiano. inglese.

Prefazione di Michela Becchis
16,00 13,60
Il libro in breve

TAC – Tomografie d’Arte Contemporanea: un artista incontra un critico.
In questo volume Mandana Moghaddam incontra Arianna Di Genova.

Mandana Moghaddam: È un’artista iraniana, nata a Tehran nel 1962, che vive a Göteborg, in Svezia. Nel 2005 ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di arti visive di Venezia. Nelle sue opere si possono rintracciare alcune tematiche ricorrenti: l’ambiguità del corpo femminile, soggetto non addomesticabile, una riflessione sull’esilio e l’incontro fra la grande Storia e le vicende private.
Negli ultimi anni si è dedicata al progetto The Well, la costruzione di pozzi interattivi che mettono in comunicazione le persone di diverse città del mondo.

Sul terreno accidentato e segnato della Storia e della sua attuale accelerata rappresentazione, si tende da subito un filo generativo e virtuoso tra i due, perché il critico conosce davvero l’artista, non solo attraverso le opere; emerge, dunque, il racconto vivo di un’esperienza vagliata oltre le gallerie, le mostre, i media.

In questa serie di pas à deux, attraverso la scelta attenta e condivisa delle opere e la narrazione prodotta dall’incontro-dialogo, viene data al critico la possibilità di mettere a fuoco “attimo” e “storia”, l’inserzione testimoniale e partecipata dell’agire artistico nella Storia.

Chi è impegnato a porsi di fronte alle cose, agli oggetti e alle opere, troverà in ognuno di questi libri un progetto artistico testimonianza del nostro tempo. Un significativo colpo d’occhio sulla contemporaneità.

Anteprima

«Quando faccio degli schizzi per i miei progetti, accade che a volte, quel mio procedere, mi ricordi qualcosa di una storia, oppure brani di una poesia che già conosco. L’attinenza fra quello che sto facendo e ciò che già era dentro di me è casuale, eppure il legame c’è, anche se non è consapevole a un primo impatto emotivo. Me ne accorgo, in genere, in un momento successivo e, solo a quel punto, posso decidere di rendere evidente quell’intreccio misterioso, di portarlo alla luce anche per gli altri».

«Cosa potrebbe accadere se ci fosse un pozzo a connettere ognuno di noi con l’altra parte del mondo? Se un’inusuale e diretta comunicazione venisse improvvisamente creata fra gente comune in differenti luoghi del pianeta?. Ho sempre ritenuto che fosse molto strano il fatto che, sebbene il mondo sia saturo di informazioni e possibilità di contatti, ci siano in realtà pochissime occasioni reali di comunicazione. Il pozzo è una scultura interattiva concepita per un ambiente urbano. L’installazione comprende un pozzo rotondo che è connesso a una costruzione simile in una città di un paese differente. L’opera permette alle persone di parlare con qualcuno che sta in piedi, affacciato al pozzo gemello, in una metropoli straniera e in un continente lontano».