Scompenso

“Forse sto costeggiando la follia, pensa Alberto quasi ogni giorno […]” e la follia la scorge davvero.

Le cose accadono nella realtà o solo nella sua mente? Venezia, deformata dal disordine mentale, è un paesaggio sinistro e irreale.

Studente di filosofia e obiettore di coscienza tra i marginali della Giudecca, Alberto tracolla e affonda nel dissesto psichico, per riaffiorare con fatica dalla dissoluzione del reale, dalla allucinata follia di improbabili eventi. Si laurea, si specializza, trova lavoro. Grazie a Gioia, al lavoro e alla chimica, torna a patti con il mondo.

Dalle vicende al Centro di Salute Mentale fino alla divisione creativa di una Real Estate Company, il pensiero di Alberto, prima ripiegato ossessivamente su di sé, si distende e si rivolge alla realtà esterna: il mondo del marketing strategico, lo sfruttamento economico e ambientale, l’11 settembre.

È la scrittura ad accompagnare le giornate di Alberto, gli spericolati e iperbolici appunti filosofici che annota sul retro di fogli riciclati… mettendo la follia al servizio della creatività. Ma… attenzione alle illusioni della coscienza.

Sartori descrive e racconta con implacabile lucidità la lunghissima apnea emotiva e cognitiva di uno scompenso esistenziale che lotta per trovare respiro.

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Il libro in breve

Alberto è a Venezia, studente di filosofia e obiettore di coscienza, e si trova a difendere la sua interiorità idiosincratica, diventata un impasto indistinto e sofferto di pensiero e di mondo: dove il linguaggio e ogni vanità di parola dialogano con la follia e tutto si manifesta come oscura nevrosi.
La linea di demarcazione tra oggettività e soggettività, tra ciò che accade nel mondo esterno e il modo distorto e allucinato in cui la sua mente lo recepisce, si va pericolosamente assottigliando: quando il tempo per Alberto cessa di scorrere lineare e quando questa linea scompare del tutto iniziano i problemi seri.

«Nel pomeriggio la violenza prende ad albergare nella mente dell’obiettore. L’accoglie come si riceve una malattia debilitante una volta che si è malati. Essa è lì, senza perché: non gli è dato farle domande, per pudore o per paura, semplicemente la tiene con sé. Accoglimento silenzioso di un ospite totalmente estraneo verso il quale considera sconveniente un interrogatorio su provenienza e destinazione. Ma la violenza, pensa, è anche fuori di lui, nei volti e nelle bocche, nelle parole e nei passi, nelle andature e negli sguardi».

Lo stato mentale di Alberto peggiora inesorabilmente, il delirio è ormai incontenibile. Ma poi, dopo un’ennesima crisi, a piccoli passi, Alberto si riavvicina a una qualche forma di equilibrio, grazie alla famiglia, alla ripresa del lavoro sulla tesi, alla frequentazione di vecchi amici del tempo della scuola e,soprattutto, alle medicine e al supporto del dottor Riccò e poi alla convivenza milanese con Gioia.
Alberto nonostante tutto si laurea, si specializza, entra come professionista in un universo del lavoro, che forse non è meno folle di lui. Lavorerà da precario per un’azienda di Real Estate, di gestione immobiliare.
Alberto sposta l’attenzione del suo continuo, irrequieto e ossessivo riflettere dalla sua interiorità al mondo esterno: la vita pubblica, il mercato del lavoro in relazione alla rivoluzione tecnologica, gli attentati dell’11 settembre, lo sfruttamento economico e ambientale operato dall’Occidente sulle zone sottosviluppate del pianeta.
Egli annota sulla carta da riciclo del suo ufficio riflessioni articolate e spericolate sullo sviluppo professionale del management immobiliare chiamando in causa Hegel, Kant, Heidegger per spiegare i Co.Co.Co.
Alberto scoprirà che anche il pensiero più astruso, persecutorio, improbabile, può oggi farsi carne e realtà per una moltitudine che come lui dimora nell’incertezza, nello spaesamento, nel terrore.

Lo scompenso è dissesto psichico e ha un peso organico, come il perturbante di Thomas Bernhard.

Sartori racconta le vie della follia e le strade della guarigione con un doppio registro narrativo, che quando è ripiegamento esistenziale adotta una scrittura chirurgica, implacabile, descrittiva e quando è riflessione adotta un’esposizione tra il memoriale e il saggio filosofico.

Anteprima

Poco è mancato che in effetti morisse schiantato dalla fatica del pensiero bulimico, intestardito nell’infinita ripetizione, rinserrato in una trasparente pellicola avvolta sottile attorno al vuoto e pronta a recepire, nella stasi assoluta, ogni benché minimo movimento: la vita folle della mente. Che il dolore sia occasione di conoscenza è una verità che ha sempre perseguito con la masochistica volontà di vedere tutto nero. Già da ragazzo non erano rari i momenti in cui gli appariva indegno l’essere felice. Ora le cose sono cambiate. L’oscurità alimentata nella foia esausta del patire è divenuta un abito mentale tanto diffuso, dentro di lui, che deve iniziare a difendersi da se stesso, pena la sua stessa sparizione. Prende ad amare, pertanto, i volti cupi che improvvisamente s’illuminano. Ma occorre una forza anche per questo, occorre almeno un minimo di applicazioneper non considerare indecorosa la felicità.