30 anni di dottorato. L’ora del 2+3

di Isabella Ceccarini
universitas.it / 1 lug 2014

Quali vicende ha vissuto il dottorato in Italia nei suoi primi trent’anni di vita? Alla domanda rispondono Nicola Vittorio e Giampaolo Cerri, che con questo volume scattano un’istantanea dello stato di salute dei nostri dottorati (introdotti nel 1980 ma attivati, nella sostanza, nel 1983), nati con finalità di innovazione scientifica e di raccordo strategico con il mondo delle professioni, ma progressivamente sacrificati alle ragioni (spesso insondabili) degli equilibri accademici, forieri di scelte che non sempre hanno salvaguardato qualità ed efficacia della formazione, anche dottorale.
Delineata la via europea all’innovazione, descritta evidenziando l’impegno della Commissione Europea per il dottorato (programma Marie Curie), gli autori si soffermano sull’istituzione delle scuole di dottorato in Italia e sui differenti modelli organizzativi elaborati da Cnvsu, Miur, Crui e Convui (Coordinamento dei nuclei di valutazione), che danno conto delle problematiche relative all’assetto logistico e formativo dei corsi. Questa intensa dialettica ha spinto il Ministero a emanare il nuovo regolamento del 2013, che vincola l’accreditamento dei corsi al rispetto di requisiti minimi ben precisi, a partire dalla composizione del collegio dei docenti, selezionati dall’ateneo sulla base del curriculum e della loro congruità scientifico-disciplinare rispetto alle linee scientifiche e curriculari dei dottorati.
Il nuovo percorso dovrebbe rendere i nostri dottorati più appetibili e competitivi a livello internazionale, nel segno della qualità, della trasparenza, della qualità, dell’occupabilità e della mobilità. […]

 

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