23/10/2018

Da Obama al Che: la rivoluzione raccontata dai graffiti di Tunisi

style.it – Corriere della Sera - Giacomo Fasola

«Era il 18 dicembre quando, proprio qui in Tunisia, Mohamed Bouazizi si diede fuoco innescando un domino dagli effetti allora imprevedibili in tutto il mondo arabo. Nei mesi successivi i muri di Tunisi, dalla medina ai quartieri più popolari, si trasformarono in spazi di libertà: lavagne su cui fissare le parole pronunciate all’interno delle case, delle scuole, dei bar, e dar loro vita con i colori.
Oggi che la spinta rivoluzionaria della Primavera araba si è esaurita, e se ne parla soprattutto per via delle macerie che ha lasciato dietro di sé, fa specie rileggere queste scritte: “Amore, gloria e bellezza”, “La soldocrazia è finita”, “Non posso sognare con mio nonno”».

Recensione a

I muri di Tunisi

di Luce Lacquaniti

220
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