22/10/2018

In difesa dell’italiano contro la strage dei congiuntivi

La Repubblica - Marco Lodoli

“Le parole sono importanti!” gridava in “Palombella rossa” Nanni Moretti a una giornalista infarcita di luoghi comuni linguistici, di tristi frasi fatte: e la schiaffeggiava per questa sciatteria verbale. Una scena paradossale, memorabile, che ha fissato per sempre la realtà di un declino linguistico inarrestabile. Ma c’è chi è andato oltre, ad esempio i cinque strenui difensori dell’italiano protagonisti del romanzo “La strage dei congiuntivi” del romano Massimo Roscia, nato nel 1970 o forse, come suggerisce la nota biografica, nel 1870. Questa setta di puristi decide che non basta indignarsi di fronte alla nuova barbarie di chi parla a casaccio massacrando la nostra bella lingua, bisogna reagire, passare all’azione, ammazzare gli strapazzatori. È un romanzo grottesco in cui non si sa da che parte stare, perché chi parla male è ridicolo o fastidioso, ma anche i cinque pedanti sono una insopportabile combriccola di fanatici. Qua e là il romanzo si incaglia in qualche erudita lungaggine, ma certi passaggi sono divertenti, soprattutto quando i malparlanti si lanciano e si incartano in discorsi sbracati e senza senso.

 

Recensione a

La strage dei congiuntivi

di Massimo Roscia

220
8,49


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