29/03/2019

Dopo il diluvio

La Repubblica - Maria Anna Patti

La scelta di ambientare il testo nel “Paese”, luogo fuori dal tempo, è bisogno di narrare senza sentirsi prigionieri di “confini”?
“Narrare è già di per sé varcare un confine, e più si sconfina più la storia avrà porte d’accesso. Volevo che chiunque potesse proiettare su questa vicenda qualcosa di proprio, libertà che una precisa definizione di tempo e luogo avrebbe limitato”.

Tantissimi personaggi, ben caratterizzati, osservati senza maschere. È l’uomo che sta per perdere la sua umanità?
“È più il chiedersi cosa sia, in fondo, l’umanità: guardare l’uomo da fuori, senza filtri, smitizzarlo”.

Chi è “il nemico”, presenza ricorrente nel testo?
“Chi non vuole mettersi in dubbio”.

 

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Recensione a

Dopo il diluvio

di Leonardo Malaguti



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