Due terranauti in viaggio per l’Italia con lentezza

di Angelo Ferracuti
il manifesto / 16 giu 2016

«Come i veri forestieri non hanno una meta precisa, la loro prerogativa principale è perdersi per capire l’anima dei luoghi. Città nascoste [...] è un libro di viaggio nel senso più autentico come avverte Alessandro Leogrande che firma l’introduzione, quindi anche diaristico, fatto di incontri incidentali, ma anche deragliamenti e improvvise scoperte, mete volontarie, soste che prolungano il tempo.

[...] Tre città la cui vera matrice viene dal mare, nascoste in un passato che stenta a diventare futuro, unite intanto dalla gastronomia a base di pesce, dalla crisi dei porti e le macerie dell’attività industriale e dei suoi veleni, dove in virtù di questo loro presunto ritardo restituiscono il fascino di un’Italia remota di cui resta un conio più forte.

Ma un’altra chiave di questo libro è andare incontro al racconto di chi sta cercando di arrestare il declino [...]. Senza voler vedere – se non marginalmente – le rovine del passato, i danni dello sviluppo. Perché ogni viaggiatore ha una sua visione, sceglie deliberatamente il suo itinerario, fa delle scelte, ogni vero viaggiatore che parte “rischia di arrivare”, come ammonisce Manganelli nella citazione posta in esergo, lo stesso che si chiedeva se Ascoli Piceno esistesse veramente, perché ognuno di noi inventa i luoghi, e li scrive, come in questo godibile triplo viaggio».



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