20/05/2018

E piove piove sul nostro orror…

Robinson - la Repubblica - Nadia Terranova

«Nel romanzo di Malaguti la trama si fa corale, luminosa, divertita, sfida il paradosso e segue la giostra degli eventi, mentre pone domande a partire dal titolo: cosa accade dopo che l’acqua si è presa tutto, mentre la valvola del canale di scolo è otturata e nulla più defluisce? È una questione biblica più ancora che catastrofica, come biblica è la scelta di non dare a questa storia un luogo né un tempo. Ci troviamo da qualche parte nel cuore dell’Europa, forse nella Galizia orientale, probabilmente a Est dell’Italia, dentro una conca, dunque incastrati nel paesaggio che mentre protegge ingabbia, non offre un vero riparo. Siamo in un incerto punto del calendario, dentro un tempo a tratti medievale a tratti novecentesco, sempre distopico. Abbiamo a che fare con personaggi iper caratterizzati: il contadino Marz, l’adultera Lisetska, il rabbino Blum… Poi, appena l’acqua smette di cadere, nessuno sa dove sia finito il sindaco, paffuto buontempone dalla faccia di burro che si occupa soltanto di sagre e festival, inservibile durante l’emergenza. A questa gente, dopo il diluvio, accade la reazione più umana: la paura. In questo libro brulicante di persone, si ha a che fare con l’istinto e con la reazione a un evento incontrollabile; qui il senno esiste come qualcosa che può, anzi deve essere perduto. Ci sono la paura del nemico che verrà, il tradimento, il tentativo di dare una ragione alla catastrofe, la tragedia si volge in commedia e si tinge di giallo, il vento soffia, personaggi perduti ritornano: la vita comunitaria, vera protagonista di Dopo il diluvio, non si ferma mai».

Recensione a

Dopo il diluvio

di Leonardo Malaguti



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