Giuditta Legge: “Poche parole che non ricordo più” di Enrico De Vivo

di Giovanni Accardo
Giuditta legge / 21 giu 2017

«La parola letteraria è infinitamente plausibile, dice Manganelli, e la sua ambiguità la rende inconsumabile. Proprio come il libro di Enrico De Vivo, non consumabile perché al di fuori delle mode e dunque sottratto al tempo. E se in letteratura ciò che conta è la lingua, giacché è con essa che l’immaginario dà forma al mondo, Poche parole che non ricordo più si colloca pienamente dentro la letteratura, grazie alla sua lingua espressiva, allusiva e fortemente simbolica».

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