29/04/2018

Haroldo Conti, Sudeste

alleo.it - Martino Baldi

«Dopo cento lentissime pagine di bravura smisurata nel descrivere il rapporto simbiotico tra il Boga, un tagliatore di giunchi «con gli occhi da pesce moribondo», e la foce del fiume Paranà, Haroldo Conti improvvisamente ti afferra alla gola e ti inchioda a una vertiginosa epifania del senso di ogni cosa.[…]

Non accade niente ma ogni istante si accende di unicità per la sensibilità con cui Conti declina la sua scrittura per variazioni infinitesimali. In uno spazio grande un pugno di miglia, di ora in ora, variano i venti, e i loro nomi, i pesci, e i loro nomi, gli alberi, e i loro nomi, il volo diverso di mille specie diverse di uccelli, anch’essi ognuno col loro nome, e questa nomenclatura esotica, scandita col ritmo dei remi che accarezzano e feriscono le acque, sembra voler restituire sulla carta anche l’unicità del panorama sonoro della foce. Le parole stesse diventano fiume. E ancora variano da un attimo all’altro le correnti, l’incresparsi della superficie del fiume, la luce, i profumi.  È bravissimo il traduttore Marino Magliani nel restituire in italiano questo spartito. Con quanta poesia, una poesia umile come il suo protagonista, si scivola placidamente nella contemplazione e oltre! Quasi una mistica annichilatio».

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Recensione a

Sudeste

di Haroldo Conti



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