15/05/2019

I sentieri delle ninfe

Satisfiction - Giovanna Albi

Una prosa sinuosa e fluida come il corpo della bella Ninfa accompagna Fabrizio Coscia nelle profondità del discorso amoroso lungo “I sentieri delle ninfe”. Un viaggio dell’anima sedotta dalle lunghe gambe del divino Eros. Una possessione delirante, come quella divina manìa platonica, cattura nella rete l’innamorato: ”Caro Fedro, non ti sembra, come sembra anche a me, che io sia sopraffatto da un’eccitazione di origine divina? “ Assolutamente, Socrate. Contrariamente al solito, un fiume di parole ti possiede. “ Allora taci e ascoltami. Perché il luogo sembra davvero divino e così non ti stupire se, nel prosieguo del discorso, finirò con il cadere più di una volta preda delle Ninfe (nympholèptos). L’allucinazione divina dell’amore è di gran lunga da preferire alla moderazione, di natura umana, e l’uomo nulla può di fronte alla forza devastante di Eros, che ci scorta lungo i sentieri del piacere delle Ninfe, che oltre ai tratti divini, sono anche un topos, un locus amoenus, come si racconta in uno degli Inni omerici ( Telfusa, la fonte calda della Beozia, a cui si rivolge Apollo in cerca di un luogo dove fondare il suo culto, risponde in qualità di Ninfa del luogo, ingannando il dio e invitandolo a edificare il tempio altrove, infastidita dalla sua irruzione). Ogni Ninfa cambia nome a seconda del luogo che abita: le Oreadi sulle montagne; le Driadi dentro le querce; le Pegee presso le sorgenti; nelle fontane le Creniadi; nei fiumi le Potameidi; nei laghi le Limniadi…

 

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Recensione a

I sentieri delle ninfe

di Fabrizio Coscia

220
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