“Infamia”: la ferocia della parola e la macchina del fango

di Sebastiano Triulzi
la Repubblica Sera / 10 apr 2014

La capacità di penetrare l’universo della mente di un bambino è una delle qualità che deve possedere chi scrive testi per l’infanzia. Nella sua massiccia produzione, che conta 110 libri con 19 milioni di copie vendute nel mondo, di cui una parte cospicua si colloca all’interno della letteratura per l’infanzia, Ana Maria Machado ha dato prova di saper leggere e condividere il modo di guardare il mondo tipico dei bambini, mostrandosi in questo degna erede di Monteiro Lobato, riconosciuto maestro del genere in Brasile.

È un peccato che libri su cui si sono formati tanti piccoli lettori brasiliani, come Bisa Bia, Bisa Bel o Menina Bonita do laço de fita, non siano ancora apparsi da noi, ed è per questo che va festeggiato come un evento la prima pubblicazione in Italia di un suo romanzo, “Infamia“, che appartiene alle opere per adulti e in cui si racconta l’angoscia di essere accusati ingiustamente e la potenza terrifica che possiede la calunnia quando si abbatte su persone inermi. Seppure costruito come un racconto morale, e talvolta appesantito da considerazioni in terza persona e dalla caratterizzazione dei personaggi tutta rivolta a preparare il motivo principale, cioè a come viene vissuto interiormente il processo di diffamazione, il romanzo tocca un punto nodale della nostra società, acuito dall’infinita propagazione nel tempo e nello spazio concessa da Internet; dove è possibile, coperti dall’anonimato, lanciare ingiurie a persone che purtroppo non hanno altre difese che quelle interiori. […]

In un mondo dominato dall’eccesso di informazioni e immagini, in cui ogni notizia si diffonde rapidamente, è sempre più difficile, sembra voler dire l’autrice, separare il vero dal falso.

 



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