Intervista incrociata a Massimo Roscia e Davide Zilli

satisfiction.me - Elisa Giacalone

Quando un noir è condito di umorismo e a servirlo, con eleganza, ingegno e tanta perizia, è un critico gastronomico, innamorato della lingua italiana e pronto a difenderla, architettando un disegno criminoso all’insegna della «mattanza linguistica», l’esito sarà un romanzo surreale e prelibato, tutto da gustare, come La strage dei congiuntivi, di Massimo Roscia.
Una guerra spietata contro i , stò, , i qual’è, i pultroppo, propio e senpre, contro l’estinzione della lettera h nel verbo avere, contro il piuttosto che, usato impropriamente con valore disgiuntivo, e la punteggiatura (quando c’è) imprecisa.
E poi c’è il bistrattato congiuntivo, ignorato e talvolta storpiato, che dà il titolo (al plurale) al libro. Il romanzo è puntellato di citazioni classiche, con numerose note a piè di pagina, e rivela una predilezione dell’autore per l’iperbole. Il rischio sembrerebbe quello di imbattersi in un esercizio di erudizione, ma a emergere, a fine lettura, è un inno alla lingua italiana, una lotta all’appiattimento semantico, un’esortazione al ripristino dei troncamenti, spesso confusi con le elisioni, un invito all’utilizzo di parole italiane, troppo spesso sostituite da anglicismi modaioli, come Jobs Act (piano per il lavoro), spending review (revisione della spesa), customer care (assistenza clienti), skills (competenze) e si potrebbe proseguire con un lungo elenco, prevedibile e soporifero.
I protagonisti (Dionisio e i suoi sodali: un professore di letteratura, sospeso dall’insegnamento a tempo indeterminato, un analista sensoriale, un bibliotecario, un dattiloscopista della polizia) decidono di reagire in maniera spietata, colpendo fisicamente e violentemente i massacratori della lingua italiana. Scoprire chi soccomberà e chi sfuggirà alla strage, sarà compito del lettore. Perché la vendetta è un piatto che va servito – e per l’occasione gustato – freddo.

Ora: cosa spinge un fiume in piena come Massimo Roscia, dopo l’uscita del libro e varie presentazioni in giro per l’Italia, a intraprendere un nuovo tour, stavolta con Davide Zilli, docente di lettere di giorno, cantautore e pianista la sera?
Da una parte Massimo Roscia, bulimico scrittore dall’intelligenza esuberante.
Dall’altra, Davide Zilli, letterato dalla personalità riservata, salvo poi diventare un mattatore quando è al pianoforte, con il suo tocco vellutato e classicheggiante. Cosa li accomuna? Il congiuntivo. Massimo Roscia lo ha trasfigurato in un romanzo, Davide Zilli ne ha composto un album: Il congiuntivo se ne va. Un’intervista incrociata, chiedendo all’uno dell’opera dell’altro.

[…]

 

Recensione a

La strage dei congiuntivi

di Massimo Roscia

220
15,50 13,20


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