06/04/2016

La parabola di un uomo di montagna

La Stampa montagna e Meridiani Montagne - Camilla Valletti

«[…] Claudio Morandini qui si addentra con risultati sorprendenti  in una corrente letteraria poco frequentata dai lettori del nostro Paese. Chi la sviluppa maggiormente è una cerchia di autori svizzeri come Leo Tuar, Oscar Peer, Arno Camerish e Jacques Chessez che hanno dato vita a personaggi estremi, folli picari d’alpeggio, uomini solitari, eremiti barboni privi di qualsiasi magia cui Morandini s’ispira per esplicita ammissione. […] Il vecchio non è affatto un uomo che ha trovato la pace chiuso dentro la sua baita. Potrebbe avere l’aspetto del buon selvaggio, di colui che neppure sente i suoi odori, ormai abituato a confonderli con quelli della natura. […] Un borderline come ancora si trovano in montagna, nelle regioni più sperdute. Una montagna che offre il volto meno amato dai turisti, quello dello spopolamento. La conca in cui Adelmo vive è “abitata da un assembramento muto di idoli di pietra, da conoidi e semisfere di vaga forma umana che poggiano sull’erba schiacciata per sempre e sembrano sorvegliare i rari passaggi”. In forma di epilogo, Morandini si domanda come arrivino alla fine della giornata simili personaggi. Non si dà risposte ma prova a scrivere la parabola di uno di loro. Con risultati davvero interessanti sul piano letterario recuperando la “pazienza feroce” dell’uomo di montagna».

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Recensione a

Neve, cane, piede

di Claudio Morandini

220
13,00 11,00


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