24/09/2018

La strage dei congiuntivi – Affari Italiani

Economia Italiana - Mauro Castelli

[…] Di tutt’altra farina risulta invece impastato La strage dei congiuntivi (Exòrma, pagg. 318, euro 15,50), un lavoro originale, divertente e soprattutto… ben scritto. Altrimenti sarebbero stati dolori per il romano Massimo Roscia, classe 1970, critico enogastronomico, docente nonché condirettore editoriale del periodico Il Turismo Culturale. Ma anche autore di romanzi, saggi, ricerche e guide, che aveva esordito nel 2006 con Uno strano morso ovvero sulla fagoterapia e altre ossessioni per il cibo (originale noir sul rapporto cibo-nevrosi). Insomma, un personaggio fuori dagli schemi Roscia, che da qualche anno insegna comunicazione, tecniche di scrittura emozionale, editing, letteratura gastronomica e marketing territoriale. E che «nei minuti liberi continua a scarabocchiare e a chiedersi cosa farà da grande». Lui pronto a giocare al diverso, facendosi ad esempio paladino (onore al merito) della tanto bistrattata lingua italiana. La qual cosa non deve sorprendere per due motivi: il primo legato al fatto che le ultime generazioni sono state culturalmente allevate dai reduci del Sessantotto, quelli che l’università nemmeno la frequentavano accontentandosi del voto politico di gruppo; il secondo per la scarsa propensione dei nostri connazionali alla lettura (una famiglia su dieci non possiede nemmeno un libro e sono davvero un’inezia coloro che frequentano regolarmente le librerie). Risultato? Usare correttamente il congiuntivo (soverchiato dall’indicativo) è quasi diventato un gioco da sovversivi, che induce al sospetto. In quanti, infatti, si rendono conto che ci troviamo di fronte al modo verbale della possibilità, della previsione, del dubbio e dell’incertezza, mentre l’indicativo è il modo della realtà? Parole grosse per la stragrande maggioranza degli italici cittadini. Meglio quindi lasciar perdere, tanto più che il congiuntivo non sembra riscuotere le simpatie né dei giornalisti né, tanto meno, dei politici e di una larga parte degli insegnanti. Di fatto La strage dei congiuntivi rappresenta − sotto forma di romanzo, peraltro ironico, paradossale e di piacevolissima lettura − un inno in difesa della lingua italiana, una deliziosa invettiva contro la sciatteria grammaticale. Non a caso il primo a essere eliminato in questa storia è un assessore alla cultura. Anche se poi a tenere la scena sono cinque bizzarri personaggi, impegnati a mettere in atto un disegno criminoso a difesa estrema della nostra vilipesa e deturpata lingua. Perché i «congiuntivi vengono invertiti con i condizionali, i verbi intransitivi goffamente resi transitivi, i gerundi sfregiati, i sinonimi ignorati, i troncamenti confusi con le elisioni, i vocabolari abbandonati nelle cantine ammuffite. Reggenze errate, fastidiose sovrapproduzioni di avverbi, insopportabili diminutivi iperbolici. Espressioni trite e banali, frasi mangiucchiate, difettose, frammentate, incoerenti, prive di punteggiatura…». Purtroppo la maggior parte degli italiani si mostra indifferente «al progressivo diffondersi della non-lingua; altri si indignano, limitandosi a contrarre le labbra in segno di disgusto; altri ancora − come Dionisio e i suoi sodali: un analista sensoriale, un bibliotecario, un dattiloscopista della polizia e un professore di letteratura sospeso dall’insegnamento a tempo indeterminato − decidono invece di reagire, combattere, attuare il loro salvifico piano, costi quel che costi». A conti fatti un lavoro ben riuscito, controcorrente, forte di un azzeccato intreccio narrativo, irriverente sino all’ultima battuta dell’ultima pagina. In altre parole ci troviamo di fronte a un autore con le carte in regola − usando una terminologia giovanile − per “sbarellare” e far “sbarellare”. Tanto da guadagnarsi i complimenti di John L. Hazelwood (PhD, Professor and Chair, Department of Linguistics and Verbal Behavior della Western University di San Francisco): «Ho conosciuto Massimo Roscia nel 2010 a New York; eravamo a casa di comuni amici nell’Upper West Side. Ho subito sospettato che non fosse normale. Sei mesi fa ho letto la bozza di questo suo ultimo romanzo e ne ho avuto conferma. Massimo non è affatto normale e ciò, per la letteratura italiana, è un gran bene».

 

Recensione a

La strage dei congiuntivi

di Massimo Roscia

220
8,49


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