21/12/2020

Mascaró

«Dunque, nessun realismo magico, ma realismo puro la cui magia non è negata, ma offerta dalla vita, dall’esperienza del viaggio prossimo venturo a Oreste e agli altri nell’idea che sia già tutto potenzialmente sotto i nostri occhi così poco allenati al fantastico e che le carte bisogna sapersele giocare bene, come i ruoli, quelli che abbandoniamo perché cercatori, quelli che troviamo in attesa di scoprire chi siamo, perché senza maschere è dura da portare sulle spalle la vita che scorre sulle nostre fragilità. Allora, la tempesta, la paura, il confronto con la morte, il rischio del naufragio, i moti ondosi, la coscienza di un controllo che si ferma nell’istante esatto in cui non siamo più completamente padroni delle nostre vite e non resta che affidarsi, imparare l’arte delle cose che si lasciano, uscire da noi, confrontarci con le paure dell’altro, condividere le sorti precarie dell’esistenza, incontrarsi e, magari, decidere che, sopravvissuti, un cammino non più in solitaria è ancora possibile».

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Recensione a

Mascaró

di Haroldo Conti

220
16,50 15,70


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