“Né in cielo né in terra”, le anime sradicate di Paolo Morelli

di Viviana Filippini
Sul Romanzo / 22 apr 2016

«[...] Il lettore è da subito catapultato in un mondo nel quale i diversi protagonisti sono tutte persone di umili origini, dei poveracci che hanno trovato rifugio in un vecchio palazzo decadente in zona Trastevere, a Roma. Qui, tra una passeggiata, un caffè al bar e uno scambio di sagaci battute, il ghostwriter e suoi amici di un tempo si metteranno a scrivere le loro storie, con l’intento di tramandare ai posteri quel che hanno vissutomettendolo dentro un libro con la convinzione di riuscire a ottenere un grande successo.

Nelle pagine del romanzo di Morelli la vita narrata ha un ritmo dinamico, a tratti vertiginoso, e ogni situazione esposta – dalla spesa al mercato rionale con la moglie, passando a risse e incontri di borgatari, a coloro che trascorrono la vita in ciabatte e fumando – assume il sapore letterario di un piccolo sketch grottesco e tragicomico. I protagonisti sono questi esseri umani poveri, squattrinati, che fanno tutto, o quasi, quello che possono per vivere e che mi hanno ricordato alcuni dei personaggi narrati da Pier Paolo Pasolini in Ragazzi di vita, solo che nel testo di Morelli l’atmosfera comica rende tutto meno drammatico. Quando ci si addentra nelle storie scritte dal ghostwriter è come se si varcasse la soglia di una dimensione onirica, parallela alla realtà che i diversi personaggi hanno ormai lasciato da tempo. È proprio nell’ambientazione che sta “oltre il reale” che i vari tipi umani di Morelli lottano, lavorano e si ingegnano, nel tentativo più o meno vano di trovare il giusto sistema di vita, in una dimensione di esistenza del tutto nuova per loro, che sta nell’aldilà».

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