Il “bestiario” di papà Kipling

di Stefania Vitulli
il Giornale / 25 ott 2015

«John Lockwood Kipling, docente d’arte, pittore, decoratore di interni nientemeno che per la regina Vittoria e illustratore di tanti capolavori del figlio Rudyard, scrisse un Piccolo bestiario indiano che nacque dalla sua curiosità per i costumi dell’India coloniale, curiosità che alla fine dell’Ottocento aveva una sua vena di coraggio pionieristico. Elefanti, scimmie, rettili, volpi, sciacalli sono solo alcuni dei protagonisti, un animale per capitolo, di un volume completamente inedito in Italia, recuperato dalla collana Scritti Traversi di Exòrma e appena arrivato in libreria. “Ci sono dieci cose su cui non si può contare: una cortigiana, una scimmia, il fuoco, l’acqua, una ruffiana, un esercito, un distillatore, un sarto, un pappagallo e un orefice”: il bestiario di papà Kipling (traduzione di Alessandra Contenti) è ricco di dotte leggende, detti popolari e racconti frutto del soggiorno a Bombay e poi a Lahore (dove fu curatore del locale museo, veste nella quale viene descritto dal figlio in apertura del romanzo Kim, mentre dibatte con un lama tibetano). Ma è soprattutto un inesauribile serbatoio di rivelazioni per chi voglia riconoscere le radici reali delle avventure narrate dall’autore del Libro della giungla».



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