“Neve, cane, piede” o l’allucinazione solitaria

di Francesco Martinuz
Cultarena / 27 feb 2017

«Lo definisco racconto non tanto perché è un libro relativamente breve, ma perché assomiglia più ad una favola che ad un romanzo, mettendo in scena animali e cadaveri parlanti inserendoli in un contesto ambientale che, pur rispondendo a luoghi realistici, appare più che mai fantastico. Neve, cane, piede pur nella sua forma breve, ma anzi forse proprio per questo, è tante cose insieme ma se c’è una componente che subito si delinea chiara è l’ironia, incarnata dal vecchio e sporco cane. Ciò risulta chiaro al lettore sin dall’occhiello che reca nero su bianco il nome della collana: quisiscrivemale. Un manifesto programmatico che in realtà, in un gioco autoironico di specchi, allude proprio al contrario, ovvero alla ricerca della qualità letteraria che si concretizza, nel caso in questione, nella scrittura secca, asciutta, priva di orpelli che l’autore sa mettere su carta; uno stile che riecheggia le ambientazioni montanare in cui il protagonista si muove e che non può che essere aspro ma soprattutto essenziale».

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