24/09/2018

Non capita molto spesso che la lettura di un testo sia un successo a trecentosessanta gradi

senzaudio.it - Gianluigi Bodi

«Questo libro è… Questo libro è…
io non lo so cos’è questo libro, so che è una bomba e che mi sono divertito tantissimo a leggerlo. La letteratura è anche intrattenimento, giusto, beh, Massimo Roscia e La strage dei congiuntivi mi ha intrattenuto a dovere.

Facciamo il punto. La prima cosa che mi viene in mente mentre scrivo questa mia pseudo-recensione è che qualcuno dei meravigliosi personaggi di La strage dei congiuntivi avrebbe sicuramente qualcosa da ridire. Sono umano, cerco di fare il minor numero possibile di errori grammaticali, cerco di ridurre il più possibile i refusi, ma scrivo sempre in velocità e qualche volta mi scappa l’errore. Ecco, io ho il timore che arrivi qualcuno e mi giustizi a suon di bastonate (bastone d’ulivo ovviamente). Qualcuno uscito dal libro di Roscia.

Ne La strage dei congiuntivi l’Assessore alla cultura (appena un gradino sopra all’analfabetismo) Gross Donkey viene barbaramente ucciso. Dietro ci sono Dionisio (che parla in italiano aulico, vi assicuro che è un piacere leggerlo) e i suoi sodali, un gruppo di cinque difensori della grammatica. Gente a cui trema la palpebra se qualcuno sussurra un “assolutamente sì”, gente che diventa violenta con un “che io faccio”, gente fumantina insomma.
La strage dei congiuntivi è un libro estremamente interessante, una lettura che rinfresca anche uno come me che ormai di libri ha iniziato a leggerne parecchi.
È anche un grido d’allarme, un voler puntare il dito verso coloro i quali stanno deturpando la lingua italiana.
Leggendo questo libro, soprattutto in treno, non potevo fare a meno di indossare un sorriso vagamente idiota. Mi compiacevo di quanto stavo leggendo. Poi, in alcuni personaggi presentati da Roscia mi sembrava di ritrovare dei richiami a persone realmente esistenti, che la lingua italiana la violentano e che occupano posti di primo piano. Questi pensieri facevano sostituire il sorriso con una smorfia di disappunto.

Volevo iniziare una frase con “a me mi” e vedere se la cosa avrebbe avuto ripercussioni sulle mie aspettative di vita. Ho pensato che era meglio non rischiare con Dionisio e Roscia. Massimo Roscia poi è uno di quegli autori che sembrano conoscere tutto. La strage dei congiuntivi è farcito di citazioni colte, coltissime, al punto che ti viene da pensare che Roscia si sia inventato metà di quanto scrive. Le note poi, ragazzi, le note a piè di pagina sono una lettura nella lettura.

Insomma, a farla breve, questo libro me lo terrò stretto per un bel po’ di tempo e sono davvero felice di averlo letto. Non c’è nulla che non mi sia piaciuto di questo libro, a partire dall’oggetto di ottima fattura, per arrivare alla scelta del carattere. Non capita molto spesso che la lettura di un testo sia un successo a trecentosessanta gradi».

Recensione a

La strage dei congiuntivi

di Massimo Roscia

220
8,49


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