09/12/2018

Grazie a Massimo Roscia ora so a chi indirizzare i miei strali…

Flanerì - Chiara Gulino

Propst. Ora so a chi indirizzare i miei strali quando al lavoro sento un uso errato dei tempi verbali, uno stillicidio di “attimini”, un vilipendio della grammatica più elementare. L’italiano, questo sconosciuto!

Voi vi chiederete chi è Propst e cosa c’entra con La strage dei congiuntivi di Massimo Roscia (Exorma, 2014), prodotto emozionale avanzatissimo che colpisce al cuore gli amanti dell’italico idioma e delle sue regole. Propst è un designer statunitense di interni d’ufficio, ideatore di quel democratico, libero e dinamico ambiente lavorativo che è l’open space: «Ma il sogno non si è mai avverato e la sua rivoluzione architettonica ha prodotto soltanto questi enormi stanzoni sovraffollati, rumorosi, maleodoranti e sgrammaticati».

Ora però bisogna che vi spieghi il modernissimo e originalissimo colpo di genio di Massimo Roscia.

Lo scrittore romano, in modo provocatorio e sferzante, si immagina una setta di cinque singolari personaggi, paladini dell’Ars grammatica, amanti del mondo classico e dei miti, stufi dei «reiterati oltraggi linguistici» perpetrati non soltanto da persone di bassa alfabetizzazione ma anche da chi dovrebbe magari amministrare la cultura come il politico di turno o chi svolge compiti divulgativi come conduttori televisivi o radiofonici, persino da preti, avvocati o insegnanti.

Si tratta di cinque personaggi improbabili, bizzarri, dal sapere sterminato che infarciscono il loro racconto di citazioni, rimandi e suggestioni di borgesiana memoria. C’è l’indiscusso maestro Dionisio il Trace, al secolo Renato di Scitio, che utilizza una lingua arcaica e misterica… Ci sono poi il bibliotecario che assiste a questo scempio, Liang Zidian soprannominato Partenio di Nicea e un analista sensoriale dall’olfatto ipersensibile e sviluppato che ricorda il Jean-Baptiste Grenoulle de Il profumo di Süskind… Eutichio Proclo è invece William Popgun, un dattiloscopista della polizia affetto da una grave forma di iperidrosi, nociva soprattutto per le persone a lui vicine. Infine non poteva mancare un insegnante di letteratura, Eric Vermillon, detto Cratete di Mallo, sospeso però a tempo indeterminato per ‹‹fabbricazione di materie esplodenti››.

Con il pretesto della storia surreale in cui la nostra simpatia non può che andare a favore degli stragisti, Roscia denuncia il dilagare del «vomitevole verbalismo barocco, illogico e sgrammaticato» dei politicanti, la nascita fra i giovani di un «surrogato di lingua corrotta e imbarbarita, tristemente piatta e cacofonica, infarcita di volgarità, termini alloglotti e improbabili neologismi, una lingua incapace di rispettare le più elementari regole sintattiche» e soprattutto denuncia l’abuso del «soverchiante indicativo che soppianta il congiuntivo […] che […] non è un’inutile o aristocratica complicazione da eliminare».

E lo fa opponendo a questa ‹‹neolingua selvaggia che si sottrae alle leggi e ai controlli grammaticali››, una prosa di soppesata e voluta maniera dalla vivacità plurilinguistica e dal ritmo incalzante. L’incanto è assicurato dalle altalene lessicali e dall’aura surreale di un noir scritto con intento provocatorio, divertente, funambolico e virtuosistico.

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Recensione a

La strage dei congiuntivi

di Massimo Roscia

220
8,49


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