Se Roma è fatta a scale: un prezioso quaderno di viaggio

di Paolo Risi
Zest Letteratura Sostenibile / 17 giu 2016

«È una guida sussurrata, mescola le mete turistiche per antonomasia, questa volta in secondo piano, agli obliqui intagli della città, scalinate da e verso luoghi anonimi o immortali.
Le rampe di Roma quasi sempre esplicitano la complessità del tessuto municipale e rappresentano il tentativo di accordare, di istruire collegamenti. Fanno pensare ad un filamento connettivo fra i Poteri, le compagini sociali, l’antico e il provvisorio, automobili ed esercizi commerciali compresi. [...] Il tono del libro è di stupore, trasmette la passione di chi vuole assaporare l’anima dei luoghi, di chi è disposto ad affondare nell’essenza, che il più delle volte è appartata e silenziosa. Fenditure, rampe mimetizzate, ma anche scalinate celebri, vocianti, che accolgono moltitudini, come Trinità dei Monti (uno stato d’animo), la salita del Pincio o quella di accesso allo Stadio Olimpico… [...] Come nelle migliori rappresentazioni della vita e dei suoi palcoscenici, il libro di Alessandro Mauro è un alternarsi di ordinarietà e proiezioni nel sublime, di sopra e sotto, con la possibilità che fra le due dimensioni esista una consonanza impensabile, che la ricognizione ascendente o discendente riveli la trama nascosta della città, il suo palpito segreto.
Il Tevere – a proposito di ritmo vitale, di elementi fondatori – è fra i simboli capitolini più citati nella guida, con le scalinate d’accesso verso il lungofiume, la poesia del flusso inestinguibile o più prosaicamente con l’attrattiva di un ristorantino a pelo d’acqua e il battello della navigazione verso San Pietro. Seducono le visioni discordanti, capaci di sciogliere il filo dei pensieri, perché a Roma la cognizione del tempo è modellabile è può accadere di sostare incantati ad osservare l’Isola Tiberina, perfino gli oggetti di plastica che danzano nel gorgo di una breve rapida.
Se Roma è fatta a scale non è certo una guida classica, piuttosto fa pensare ad un prezioso quaderno di viaggio, magari scritto da un amico che ama e conosce bene la città ed è in grado di rivelarne gli aspetti più intimi e segreti. Mete parallele e percorsi da effettuare eventualmente con l’ausilio di una bicicletta, fra romanità distillata e target turistici, dove si fondono i rumori del commercio e l’aria diradata di vie piccole e tranquille, alcune di esse quasi inaccessibili. Viaggi minimi e quasi senza costo – ricorda Alessandro Mauro nella postfazione – di lentezza urbana, di tempo inteso come un lusso tra i più grandi».

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