Tra madri e figli – “Matriarché”

di Pier Mario Fasanotti
succedeoggi.it / 29 gen 2014

In “Matriarchè” edito da Exòrma, a cura di Francesca Colombini e Monica Di Bernardo (235 pagine, 15 euro), si spiega che questa parola ha un’etimologia proveniente dal greco antico: “matri” (ovvero madre) e “arché” (intesa come inizio e non come dominio). È una ricerca delle antenate e dei loro stili di vita e di pensiero. Risponde alla domanda di chi legge i libri di storia adottati dalle scuole: e le donne dove sono? Da tener presente che fino agli anni Settanta del secolo scorso c’era poco o nulla della storia delle donne, a parte il rimando a qualche regina, a guerriere, al tema del suffragio universale. Poi i docenti si sono limitati a elencare donne che, malgrado un contesto sociale loro molto avverso, si distinsero in molti settori. Le donne venivano menzionate (quando lo erano) soltanto in base ai loro scritti, dipinti, trattati filosofici ecc. Insomma: splendide e curiose rarità. Per esempio, nei libri di storia si accenna alla prima donna medico, Elisabeth Blackwell (laureatasi nel 1849) o anche alla bolognese Dorotea Bocchi (XV secolo) e a Rebecca Guarna, che scrisse testi medici. Tante sono rimaste nel cono d’ombra per il fatto che non hanno lasciato scritti o questi sono andati perduti. Si dimentica regolarmente di parlare di Trotula de Ruggiero, ginecologa dell’avanzatissima scuola di medicina salernitana, autrice di “De passionibus mulierum ante in et post partum”, quindi antesignana, nel XI secolo, dell’ostetricia e della ginecologia, che comprendeva la necessità di suturare le zone perineali. Insomma, tante sono le donne che rischiano di inficiare il logos prettamente maschile della storia. La colonizzazione fu anche colonizzazione dei corpi delle donne, definiti e classificati come “osceni” da preti, medici e letterati. Una bella contraddizione, non c’è che dire. Il termine “osceno” viene da “fuori della scena”. Messe al bando, trattate come imprescindibile oggetto di lussuria, schiave, esseri inferiori e, talvolta, demoniaci. Matriarché ricorda poi l’archeologa lituano-americana, che riportò alla luce la civiltà pacifica ed egualitaria dell’Europa dell’era neolitica, rimasta nascosta per oltre quattromila anni sotto i resti di popolazione che si erano insediati con la forza nei loro territori. Nelle società “matrifocali” c’era un raffinato sistema di credenze religiose. Al centro vi era la donna che col suo corpo esprimeva la ciclicità del tempo, delle stagioni della Terra, della vita che si rinnova e della rigenerazione dopo ogni morte. Armonia con le leggi del creato. E non violenza.

 

 



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