A tu per tu con… Ana Maria Machado

di Sabrina Cerri
gliamantideilibri.it / 1 ago 2014

Nel romanzo indaga l’infamia scandagliando le pieghe dell’animo umano, quali sono state le sue fonti? Ha mai intervistato vittime dell’infamia?
Ho letto moltissimo e ho intervistato moltissime persone. Fra i tanti, un medico accusato di non rispettare la lista di attesa per i trapianti di cuore e di avere favorito un paziente. In realtà c’era un motivo medico ben preciso, non era assolutamente vero, la sua vita e la sua immagine professionale però sono state rovinate per sempre. Nel mio romanzo c’è un riferimento a questo caso e, quando ho presentato il libro, questa persona ha voluto incontrarmi e mi ha detto di essersi riconosciuto e di avere il bisogno assoluto di parlare, di dire la sua verità.

Qual è l’arma dunque per combattere l’infamia?
Parlarne, dare la propria versione. L’infamia è un crimine commesso con le parole, al quale si risponde con le parole. Bisogna raccontare, a un padre, a un amico, a uno psichiatra. Bisogna scriverne e leggere. La maggioranza degli intervistati hanno dichiarato di avere sofferto soprattutto per il tradimento e la mancanza di fiducia degli amici, alcuni di loro sono talmente provati e feriti da chiudersi in loro stessi, altri non possiedono i mezzi e non riescono a parlarne. Parlare è una via, ma la persona non viene mai più veramente riabilitata.

Nel romanzo si parla anche del sottile confine fra verità e menzogna, della manipolazione dell’informazione da parte della stampa e della potenza di internet. Da giornalista, come vive questo aspetto, la sua è stata forse una critica o una denuncia?
La velocità cambia le cose, prima le persone avevano più tempo per riflettere, indagare, ora si deve pubblicare rapidamente la notizia. C’è una leggerezza, una irresponsabilità. Io sono stata giornalista per molti anni, non tutto il giornalismo è così, nel romanzo c’è la figura di un giornalista che aiuta il protagonista a ristabilire la verità. Io non voglio semplificare e dividere fra cattivi e buoni, ma il sistema dell’informazione esige coscienza, responsabilità, cura. […]

 



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