24/09/2018

Un libro per scoprire il colpevole della “strage dei congiuntivi”

Libreriamo - Salvatore Galeone

Il virus è ormai divenuto pandemico e interessa, in maniera trasversale, individui di ogni età, sesso, razza, religione e classe sociale. Parliamo della “Strage dei congiuntivi”, non solo un dato di fatto, come dimostrato da un nostro recente studio sugli otto errori grammaticali più frequenti commessi dagli italiani, ma una tesi confermata dal docente e scrittore Massimo Roscia, autore dell’opera. Un noir originale, ricco di rimandi letterari, citazioni, livelli narrativi; un testo iperbolico, una vera delizia per gli amanti della lingua italiana, ormai sempre più vilipesa, maltrattata, mutilata. La responsabilità? Secondo l’autore è “di tutti coloro che hanno fatto sì che in Italia il ruolo della cultura sia (congiuntivo) diventato residuale”.

Un noir, un esercizio di erudizione, un’invettiva contro i depauperatori della lingua italiana. Come definirebbe il suo libro?
Un complesso di fogli (324, per la precisione) della stessa misura, stampati, rilegati e forniti di copertina, una copertina, peraltro, iconograficamente molto accattivante. Oppure un romanzo, un componimento letterario in prosa in cui in cui l’Autore – No. L’ho fatto. Ho usato la maiuscola e la terza persona! – ha mescolato esperienza, osservazione e immaginazione. O un noir, una narrazione in cui il crimine e la sua soluzione sono meri pretesti, l’obiettivo cattura le immagini della società, il mistero assume una funzione subordinata, i confini tra il bene e il male si confondono fino a scomparire, il finale spiazza e i lettori si immedesimano nei protagonisti diventando essi stessi paladini della lingua italiana, difensori della sua integrità, magnificatori della sua bellezza e giustizieri dei suoi nemici. O un esercizio di erudizione di un lettore che adora la finzione, l’inganno, il paradosso, la metafora, la mistificazione della storia, l’intreccio, i labirinti, i mondi paralleli, le trame contorte, il gioco, la burla, la provocazione, la sfida e che, indossato l’abito dell’autore – con la minuscola; questa volta ho saputo resistere alla tentazione – si comporta in maniera coerente. O, ancora, un’aspra invettiva contro coloro che invertono i congiuntivi con i condizionali, che fanno a brandelli le desinenze, che rendono maldestramente transitivi i verbi intransitivi, coloro che gettano a spaio la punteggiatura sulle pagine, che abbattono i nessi logici e le regole grammaticali con suoni e surrogati di parole, coloro che eccedono in fastidiose sovrapproduzioni di avverbi, che usano insopportabili diminutivi iperbolici, espressioni trite e banali, frasi mangiucchiate, difettose, frammentate, irrelate… O una dolce/amara riflessione sullo stato di salute della lingua e, più in generale, della cultura in Italia. O, infine, un lungo e disorganico flusso verbale che è stato trascritto in bembo corpo dodici solo per urgenza, desiderio, presenza, riparazione, provocazione, condivisione, amore, capriccio, bisogno, riflesso condizionato, dilatazione dei pori, divertimento, azione e reazione, ineluttabilità, espiazione, dispetto, libertà, tensione, noia, censura, sfida, impulso, angoscia, devozione, rivalsa, godimento, esercizio, dipendenza, mancanza di ritegno, gioia, inerzia, principio di Archimede, nutrimento, onanismo, gioco, partecipazione, insonnia, altruismo, egoismo, riscatto, affermazione, deficit affettivo-relazionale. […]

 

Recensione a

La strage dei congiuntivi

di Massimo Roscia

220
8,49


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