“La strage dei congiuntivi”: un noir in difesa della lingua italiana

Portobello's Magazine - Claudia Spadoni

Sia detto una volta per tutte: «Il congiuntivo non è un’inutile o aristocratica complicazione da eliminare; il congiuntivo non si può negoziare; il congiuntivo serve per esprimersi meglio, comunicare correttamente il significato di una frase, farsi comprendere da coloro che ci ascoltano».
Lo scrive Massimo Roscia ne La strage dei congiuntivi, romanzo di difficile catalogazione e grande fascino in cui l’autore sguaina la penna in difesa della lingua italiana, maltrattata da molti (spesso a loro insaputa). Errori di grammatica, sovrabbondanza di avverbi, assurdi neologismi: quanti di noi possono giurare di non aver mai fatto lo sgambetto all’italiano?

Un noir a difesa della lingua italiana. Come ti è venuto in mente?
«Ho immaginato e scritto La strage dei congiuntivi principalmente per autodifesa. E poi per urgenza, desiderio, presenza, riparazione, provocazione, condivisione, amore, capriccio, bisogno, riflesso condizionato, dilatazione dei pori, divertimento, azione e reazione, ineluttabilità, espiazione, dispetto, libertà, tensione, noia, censura, sfida, impulso, angoscia, devozione, rivalsa, godimento, esercizio, dipendenza, mancanza di ritegno, gioia, inerzia, principio di Archimede, nutrimento, gioco, partecipazione, insonnia, altruismo, egoismo, affermazione, deficit affettivo-relazionale».

Che fare quando la persona che ti sta parlando non azzecca un congiuntivo? Meglio correggerla o lasciarla nell’ignoranza?
«Io la correggo. Ma lo faccio, perfidamente, indicandogli un’alternativa verbale, anch’essa errata, e lasciandola lasciandola nel dubbio. È una tecnica – a metà fra la terapia d’urto e l’inibizione reattiva – che, a volte (non sempre) facilita l’eliminazione del sintomo».

Ti capita mai di litigare su Facebook con chi compie ripetutamente errori di grammatica?
«Mai. Di solito scrivo in privato, chiedo garbatamente di indicarmi un domicilio, mi metto in viaggio, mi presento a casa del malcapitato di turno, busso alla porta e, armato di un coltello dalla lama affilatissima (quello che impugno in fotografia), discuto de visu di morfologia e sintassi».

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Recensione a

La strage dei congiuntivi

di Massimo Roscia

220
15,50 13,20


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