Vita nell’acqua – Haroldo Conti trascina, con linguaggio affascinante, lungo il Rio Paranà

L'Espresso - Mario Fortunato

«Conti […] scrive in una lingua prelibata e composta, concentrica, che trascina il lettore in una specie di trance, in cui gli accadimenti hanno il peso di una virgola, o magari di una pausa nel discorso. Fosse un artista visivo, Conti sceglierebbe l’acquarello e si muoverebbe lungo il confine che separa il paesaggismo dall’astrazione. E infatti fa pensare a uno scrittore italiano scomparso anzitempo, Francesco Biamonti. Purtroppo, anche Haroldo Conti se n’è andato presto, e per cause innaturali: desaparecido negli anni della dittatura fascista dell’orribile generale Videla, uno dei peggiori criminali del secolo scorso, lo scrittore con molte probabilità è stato gettato in mare, sorte largamente condivisa da altri trentamila oppositori del regime. Pressoché sconosciuto in Italia, questo libro ce ne fa comprendere, credo, l’ispirazione. “Sudeste” si svolge lungo la foce del Rio Paranà, dove le acque del fiume si mescolano a quelle del Rio de la Plata e finalmente all’Oceano Atlantico. Il paesaggio è un minuzioso susseguirsi di paludi, di canali, isole e insenature, in cui il Boga, un tagliatore di giunchi, vive un’esistenza che sembra anch’essa scritta sull’acqua, perché le sue piccole e talvolta feroci avventure seguono il ritmo dei pensieri, e i suoi pensieri scivolano e guizzano sulla pagina come pesci silenziosi e ignari del mondo. Non è un caso che i personaggi del racconto non posseggano dei veri nomi: si chiamano il Viejo, la Bionda, il Cabecita, e anche un cane è solamente un cane: perché ciò che conta è solo il paesaggio inconoscibile, e il suo vento di Sudest che spira misterioso e implacabile come un rimorso».

Recensione a

Sudeste

di Haroldo Conti



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