Le avventure in autostop di Paolo Pergola

Touring Club Italiano - Tino Mantarro

Pochi soldi e pochi vincoli. Tanta voglia di andare e altrettanta di conoscere luoghi e persone. Per riassumere la filosofia di chi fa autostop bastano poche parole. Oppure fare una chiacchierata con Paolo Pergola, biologo e scrittore, che ha iniziato a fare autostop quando aveva sedici anni e da allora non si è più fermato. Ha fatto autostop in qualunque parte del mondo, dal deserto di Atacama al Gobi, da Grenoble (dove la sue esperienza ebbe inizio) alla Finlandia; e grazie al pollice ha viaggiato in così tanti paesi che ha deciso di raccontare le sue avventure di autostoppista in “Passaggi”, un libro edito da Exòrma. […]

Ci racconti il tuo primo autostop?
Il primo autostop è stato verso i sedici anni. Mio padre mi aveva portato in viaggio a Grenoble, lui ci andava per lavoro, io mi ero aggregato. Siamo arrivati la sera, a una ventina di chilometri da Grenoble. La mattina dopo mio padre mi ha mollato laddove ci sarebbe dovuta essere una fermata di autobus. Ma non c’era nessun autobus, e allora mi sono messo a fare l’autostop per Grenoble, senza avere idea né su come né su dove lo dovevo fare. Ho aspettato parecchio, anche perché mi ero messo in un posto impossibile. Dopo tre o quattro ore d’attesa, ho visto una centoventisei ferma in lontananza. Ho pensato che avessero bisogno di aiuto, e così mi sono avvicinato per aiutarli. Invece si erano fermati per me e io non ci avevo capito nulla. Il resto lo racconto nel primo capitolo del libro. […]

Il passaggio più strano che hai ricevuto?
Ne ho avuti di passaggi strani, nel bene e nel male. In “Passaggi” ho cercato di descrivere quelli più diversi che ho preso, lunghi o corti, buoni o meno buoni, ma comunque rappresentativi. Uno piuttosto singolare l’ho preso in Finlandia. Non parlo finlandese quindi non capivo bene cosa stava succedendo. Un signore coi baffoni mi ha preso su (insieme a un compagno di viaggio che avevo conosciuto da un paio di giorni), ma una volta partiti, il signore coi baffoni ha fatto un’inversione a U, portandoci nella direzione apposta a dove volevamo andare. Abbiamo creduto che ci avesse rapito. Invece no, non era proprio così, ma noi non lo sapevamo, eravamo sicuri che fosse una specie di rapimento e non c’era verso di comunicare con questo omone coi baffoni che continuava a andare nella direzione sbagliata.

 

 

Recensione a

Passaggi

di Paolo Pergola

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