Alfredo Jaar

Questo è un libro poetico.

Partiamo allora da Rilke che nel saggio su Rodin affrontava il rapporto mondo-artista. Al contrario del poeta che assumeva questo compito di mettersi all’ascolto del mondo come un rifiuto a s’engager perché “o il mondo si ascolta o lo si modifica”, Fusi ci dice che per Jaar la scelta non è mai così esclusiva e apodittica e ci indica come il continuo voler ritrovare un baricentro sul filo della Storia, o magari “organizzare il pessimismo”, come diceva Benjamin, è uno degli elementi di maggior interesse, estetico e morale, del suo operare.

Lingua: italiano, inglese.

Prefazione di Michela Becchis
15,75 
Il libro in breve

TAC – Tomografie d’Arte Contemporanea: un artista incontra un critico.
In questo volume Alfredo Jaar incontra Lorenzo Fusi.

Alfredo Jaar: È un artista, architetto e regista che vive e lavora a New York. Nato a Santiago del Cile nel 1956, ha realizzato più di cinquanta interventi pubblici in tutto il mondo. Il suo lavoro è incentrato sulle politiche dell’immagine (con particolare riguardo al continente africano). Jaar ha recentemente dedicato un importante ciclo di lavori all’Italia e alla sua storia e memoria politica, fra cui Le Ceneri
di Pasolini presentato alla Biennale di Venezia. Il suo tributo a Gramsci (Infinite Cell) è stato invece esposto in occasione dell’inaugurazione del MAXXI di Roma.

Sul terreno accidentato e segnato della Storia e della sua attuale accelerata rappresentazione, si tende da subito un filo generativo e virtuoso tra i due, perché il critico conosce davvero l’artista, non solo attraverso le opere; emerge, dunque, il racconto vivo di un’esperienza vagliata oltre le gallerie, le mostre, i media.
In questa serie di pas à deux, attraverso la scelta attenta e condivisa delle opere e la narrazione prodotta dall’incontro-dialogo, viene data al critico la possibilità di mettere a fuoco “attimo” e “storia”, l’inserzione testimoniale e partecipata dell’agire artistico nella Storia.
Chi è impegnato a porsi di fronte alle cose, agli oggetti e alle opere, troverà in ognuno di questi libri un progetto artistico testimonianza del nostro tempo. Un significativo colpo d’occhio sulla contemporaneità.

Anteprima

In breve, mi domando, è possibile non incappare in una sorta di dogmatismo, di oscurantismo intellettuale, nel narrare la nostra individuale visione della storia? Tutto ciò che so e ho capito del mondo, ho iniziato a comprenderlo il giorno in cui sono diventato un artista. In effetti, credo di essere diventato artista proprio per capire il mondo in cui viviamo e perché mosso dalla curiosità. Questo è forse il migliore antidoto contro l’oscurantismo. La curiosità è fonte di un’insaziabile sete di conoscenza. L’una è legata all’altra da una continua ricerca dei rapporti che interconnettono le cose. La conoscenza, infine, porta all’illuminazione. L’idea è quella di aprire la mente al mondo. Siamo, alla fine, il risultato degli stimoli che riceviamo. Maggiori sono questi stimoli, più completa è la nostra visione. Come posso mai capire alcunché se conosco solo una parte della storia? Credo, piuttosto, che il vero nemico dell’intelletto sia l’apatia. L’indifferenza. Nello sconfiggere l’apatia, ci avventuriamo in spazi mentali e intellettuali di cui ignoravamo persino l’esistenza. Nel diventare artista, ho intrapreso un viaggio che mi ha condotto dall’ignoranza (che per me è oscurità) verso la conoscenza. Divenire artista mi ha illuminato. Ed è per questo che la luce, nel senso fisico del termine, costituisce un elemento così importante nel mio lavoro. Il processo stesso di fare arte forse non è altro che fare luce sul mondo.