Una mappa per Kaliningrad

La città bifronte

Kaliningrad e Königsberg: le due “K” coincidono topograficamente ma non sono la stessa città. Il nome di Königsberg ci ricorda la patria di Kant e Hannah Arendt, Kaliningrad invece è un toponimo astruso e opaco. Se l’antica Königsberg non fosse stata rasa al suolo dai bombardamenti degli alleati nell’agosto 1944 e poi dall’artiglieria dell’Armata Rossa, l’attuale Kaliningrad non esisterebbe affatto.

Prefazione di Francesco M. Cataluccio
15,90 13,50
Il libro in breve

Enigmatica come una delle città invisibili di Italo Calvino, questa exclave russa situata in riva al Mar Baltico cela storie dimenticate, come quella dei tanti prigionieri di guerra, anche italiani, che vi hanno lavorato fino all’aprile 1945, nelle fabbriche del Terzo Reich.
La protagonista, nipote di uno di loro, attraversa Kaliningrad guidata da una vecchia mappa di Königsberg, sulle tracce della propria storia familiare. Sa che non ritroverà la vecchia Königsberg, né la cantina in cui si era rifugiato suo nonno, né il campo dove era stato prigioniero, ma incontrerà il Palazzo dei Soviet abbandonato, la Russia dei poeti e storie di ippopotami curati con massicce dosi di vodka.

Anteprima

A dir la verità, sebbene reticente a parlare della sua esperienza di prigionia (o, forse, semplicemente inascoltato), mio nonno non ha potuto fare a meno di trasmettermi la lingua del lager. Me l’ha passata come si passa una gamella di cibo attraverso un reticolato. Un gran minestrone di parole opache, tutte mescolate tra loro, che avevano senso soltanto in quel contesto. E dunque, perché capissi, ha dovuto evocare – in quel caso con parole sue – le persone che le avevano utilizzate.