Ostaggi d’Italia

Tre viaggi obbligati nella Storia

Tre diari di soldati semplici, che cercano di tornare a casa dopo mesi e anni di guerra e prigionia, e tre disfatte di Stato: Adua, Caporetto e l’armistizio dell’Otto settembre. Testimonianze autentiche che illuminano mezzo secolo di Storia italiana, dal 1896 al 1945.

14,70 
Il libro in breve

L’alpino di Belluno, il granatiere e il marinaio trevisani scrivono in modo elementare, claudicante, a volte sgrammaticato ma riescono a farci rivivere in pieno la loro condizione, la trincea, la paura, la sconfitta, lo spaesamento, la volontà di sopravvivere.

Dario Borso racconta come ciascuno di questi brevi testi sia venuto alla luce e ne ricostruisce con grande attenzione storico-critica le trascrizioni, le fasi di revisione e di riscrittura di Giovanni Comisso, il contesto culturale e le vicende editoriali. Sono pagine inedite (corredate da foto di repertorio, di oggetti personali e manoscritti) che attraversano le zone più intime di vite modeste, persone ostaggio di guerre certamente non volute, gettate d’autorità sul campo di battaglia, nei luoghi della disfatta.

Anteprima

Il primo marzo 1895 nella sanguinosa battaglia di Adua fui fatto prigioniero. Una pallottola nemica mi aveva ferito alla testa ed avevo tutto il viso e gli abiti rossi di sangue. Come fui preso, gli Abissini mi condussero al campo Sciovano, dove rimasi tre giorni, cibandomi di un poco di orzo ed alcuni ceci.

Appena giunto, mi hanno dato un po’ da mangiare del suo vito che mangiano loro, appena mangiato, comincia a ritirarmi tutto e io sono rimasto nudo, tutta la notte siccome che loro dormono nudi, mi han fatto dormire anche io, alla mattina mi svegliano e mi danno da vestirsi solo che la giubba i pantaloni, e le scarpe, e mi accompagnano davanti a Menelich, allora io mi sono rallegrato il cuore a vedere tanti Italiani prigionieri tutti piangevano perché distante 20 passi c’erano i nostri soldati neri che ci tagliavano la mano destra, e il piede sinistro e noialtri della paura, che mi facesse questa fine anche a noialtri. Invece dopo una mezz’ora, è venuto un Ras, e mi hanno contati, e poi dopo mi hanno mandato ancora, alle tende da quelli che mi hanno fatto prigioniero. Dicevano che fra giorni, mi mazzavano, ecco invece dopo un poco Menelich fa partire Ras Guanguil con tutti i suoi soldati, che erano il giorno 4 Marzo, mi accompagnano verso Sucota, e dicevano, i soldati di Ras Guanguil che fra 5 giorni, si rivava a Sucota e diceva che c’era il porto di mare, e il bastimento pronto che mi accompagnava in Italia.