Come ti scopro l’America

Da Saint Louis al Pacifico con i leggendari Lewis e Clark

Saint Louis, 2014. L’autrice si mette sulle tracce dei due capitani Meriwether Lewis e William Clark, che il 14 maggio 1804, al servizio del presidente americano Thomas Jefferson, partirono alla ricerca del famoso Passaggio a Nord Ovest. Un viaggio avventuroso lungo i fiumi Missouri e Columbia, attraverso l’inesplorato West fino alle coste del Pacifico.

 

17,50 15,00
Il libro in breve

Un’avventura in solitaria lungo un tragitto di 4000 miglia: luoghi improbabili e storie sgangherate. Alle singolari narrazioni tratte dai diari inediti di Lewis e Clark si intrecciano le storie che Emanuela Crosetti raccoglie nei luoghi da loro attraversati. La scia di un recente passato resiste nell’immaginario della gente comune e convive con un presente tecnologico e industriale: contraddizioni inafferrabili di un’America contemporanea trascurata dalle principali rotte turistiche. Un’America inaspettata e imprevedibile, sempre mobile, ironica, sconfinata.

«Più si procede verso Ovest, più le miglia tra un paese e l’altro si moltiplicano trasformando i minuscoli agglomerati di case in tanti piccoli miraggi dove le stazioni di benzina diventano doni della Provvidenza e i diners  miracolose scialuppe di salvataggio in un oceano di scarsità».

Anteprima

FORT OSAGE

Clark lo ideò, i pionieri verso Santa Fe vi alloggiarono e la prima linea ferroviaria lo abbandonò.

Fort Osage è tanto ricostruito quanto autentico. Ricostruito nelle ossa ma vero nello spirito. Incastrato fra un piccolo ponte ed un vecchio cavalcavia ferroviario dove transitano merci dall’Est, Fort Osage è intriso di quell’aroma eternamente autunnale di resina e brace e di quell’odore selvatico di pelli conciate appese ai muri insieme a musi imbalsamati, tappeti di pelo e code ciondolanti; tra barattoli pieni, scatole vuote e vasellami crepati. Le verande gemono e le luci curiosano negli angoli più tralasciati delle abitazioni, dove le lanterne cantano, i fucili urlano e le spesse coperte di lana covano inverni.

Entro in una delle baracche, spoglia e discreta, calata fra le altre senza possedere alcuna peculiarità che la contraddistingua.

Il suo interno è nudo, ma i due padellini dimenticati in un cantuccio testimoniano che qualcuno vi ha sostato da poco per ristorarsi o cercare riposo. Nel grande camino annerito il fuoco si è quasi spento fra i ceppi consumati dalle veglie notturne. Lo ravvivo con qualche rametto che scintilla e crepita.

Stasera gli indiani ci hanno intrattenuto con le loro danze per quasi tutta la notte. A mezzanotte, mi è venuto sonno e mi sono ritirato lasciando gli altri uomini a divertirsi con loro. […] Sono stato svegliato diverse volte nel corso della notte dai loro schiamazzi ma ero troppo stanco per essere privato del tollerabile suono del riposo notturno”.
[Lewis, 13 agosto 1805]

“When thunder roars, go indoor! STOP all activities. Seek shelter in a substantial building or hard-topped vehicle. Wait 30 minutes after storm to resume activities”.

È uno dei tanti cartelli attorno a Fort Osage che segnalano l’alto rischio di tornado. Le trombe d’aria corrono lungo le pianure centrali degli Stati Uniti e acquistano velocità inghiottendo nubi, polveri, vita. E cieli. È uno scontro fra l’intransigenza delle correnti fredde del Canada e l’avvenenza canicolare di quelle provenienti dal Golfo del Messico, in un infinito colloquio fra gli Appalachi e le Montagne Rocciose. I primi, duri e accigliati; le seconde, romantiche e selvagge.

All’inizio del cammino, superammo molti pezzi di legno divelti, probabilmente i segni di un terribile uragano che si era abbattuto sul fiume da Nord Ovest verso Sud Est circa venti mesi fa. Molti tronchi degli alberi spezzati a terra erano solidi e larghi quattro piedi”.
[Clark, 29 luglio 1804]

Tornado Alley, la via dei tornado: ecco come si chiama questo vasto territorio percosso dai capricci della Natura e trafitto dagli improvvisi cambi di rotta dei venti. «I cartelli sono stati messi da poco» mi informa un signore al volante di una Dodge «È un tipo di segnaletica voluta dall’Amministrazione Nazionale Oceanica ed Atmosferica». Un nome che riempie la bocca di buoni propositi. «È un ente spaziale nato nel 1970 per studiare i climi del mondo. Senza quelle indicazioni, la gente non prende le precauzioni. È diventata ottusa, abitudinaria. Troppo ottimista».

Troppo ottimista.