Forlani (scandagliando i territori della finzione letteraria sorretta da una storiografia impeccabile) recupera l’anima di questa utopia irripetibile. Tutto parte da Londra, 1895. In una Grafton Street assediata dagli sbirri, un Errico Malatesta dal forte accento napoletano pianifica fughe mentre Olivia Rossetti osserva i compagni con la lucidità dei vent’anni. Forlani ci trasporta poi un secolo dopo, seguendo le tracce di Franck che, come un intellettuale nomade, cerca i resti di quell’amicizia incondizionata tra Malatesta e Pedro Esteve. Il viaggio ci conduce a Saragozza, tra miti letterari e la figura di Marioara, giovane rom che incarna una resistenza vulnerabile. Forlani si pone la domanda che scotta: «Come si fa a non far finire un amore?». Perché per certi uomini e certe donne — anarchiche e ribelli che vissero la libertà come atto poetico quotidiano — l’amore non era un fatto privato, ma un linguaggio politico.
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Recensione a
di Francesco Forlani