La struttura dell’opera traduce la cifra carismatica della figura a cui si ispira, secondo una stratificazione di scrittura topografica, citazioni letterarie di svariata natura (da Paul Valery a Jan Potocki, George Orwell e Antonio Machado), ricorsi musicali e cinematografici, testimonianze storiche e aneddoti, in equilibrio tra ricerca documentaria e finzione.
Gli ingrandimenti sulla vita e il pensiero di Malatesta – “quel Dio d’altri tempi, fuori dal proprio tempo perché è antico, perché è già futuro”, come lo definì Olivia Rossetti – si affiancano al ritratto del protagonista, giunto a consapevolezze nuove sul senso del vivere anche grazie a incontri fondamentali, secondo un crescendo cadenzato da fughe notturne, false identità, gesta leggendarie. In un gioco di rimandi tra passato e presente, le figure femminili, al centro di vicende cruciali nell’innescare il cambiamento in una rete internazionale di solitarietà e resistenza, si sovrappongono a quelle incontrate dal protagonista favorendo sguardi trasversali sul tempo.
Recensione a
di Francesco Forlani