Egitto Democrazia Militare

Un reportage di grande attualità. Uno sguardo dall’interno su tre anni di eventi rivoluzionari che hanno cambiato l’Egitto.
Ben oltre la cronaca, il libro rivela l’immagine di un Paese che in poco tempo ha visto il movimento di piazza trasformarsi in un colpo di stato militare ed è alle prese oggi con una condizione di severo e completo controllo sociale e politico.

Il testo è accompagnato dalla prefazione di Sonallah Ibrahim*, uno dei più importanti scrittori egiziani.

Sonallah Ibrahim
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Il libro in breve

L’incoronazione dell’ex generale Abdel Fattah al-Sisi come nuovo presidente egiziano ha chiuso tre anni rivoluzionari che hanno cambiato il Paese. Il racconto dal basso delle rivolte di piazza descrive un Egitto straordinario, diviso tra modernità e tradizione, dalla repressione di migranti e minoranze, alla punizione collettiva delle tribù del Sinai, dagli operai delle fabbriche di Suez al massacro di Rabaa el Adaweya. Piazza Tahrir da laboratorio di politica di strada è diventato il centro della repressione, con le centinaia di stupri contro le donne che hanno preso parte alle manifestazioni. Eppure gli islamisti avevano gioito per la vittoria del primo presidente eletto della storia egiziana, Mohammed Morsi, dopo mesi di violenze, le contestazioni degli operai di Mahalla al Kubra, la strage dello stadio di Port Said e gli scontri tra sufi e salafiti al confine libico.

Sebbene il movimento sociale di piazza Tahrir del gennaio 2011 si sia trasformato subito in un colpo di stato militare, l’esercito ha agito con cautela per riprodurre il consueto rapporto tra élite politica e militare, intervenendo sul potenziale rivoluzionario dei movimenti di piazza. L’incontro a Tahrir tra gli organizzatissimi Fratelli musulmani e i giovani rivoluzionari ha immediatamente disattivato il potenziale del movimento. Ma le forze armate hanno voluto di nuovo azzerare la distinzione tra politici e militari intervenendo direttamente per annullare la rivoluzione del 25 gennaio 2011 con il colpo di stato del 3 luglio 2013. Da quel momento i militari hanno imposto la vendetta verso movimenti di opposizione laica e islamista e un controllo scientifico sulla società egiziana.

* Il prefatore: Sonallah Ibrahim, 77 anni, è uno dei più importanti scrittori egiziani. Marxista, autore tra l’altro di “Warda” (2000) e “Americanli” (2005), militante del Movimento democratico per la liberazione nazionale, Sonallah nel 2003 ha rifiutato un premio letterario, pari a 100.000 ghinee (12.000 euro), in polemica con il ministero della Cultura, controllato dal Partito nazionale democratico dell’ex presidente Hosni Mubarak. Sonallah ha trascorso cinque anni in prigione tra il 1959 e il 1964 per il suo impegno politico durante la presidenza di Gamal Abdel Nasser.

[…] Piccole organizzazioni di sinistra hanno giocato un ruolo centrale nella preparazione delle rivolte del 25 gennaio 2011. Sebbene sotto slogan di sinistra, le rivolte sono state spontanee, senza una leadership organizzata. Questo ha permesso ai Fratelli musulmani, un vecchio partito conosciuto per le sue posizioni reazionarie, violenza e opportunismo, di conquistare il potere. Una volta ancora, le masse non organizzate si sono rivoltate, sotto gli stessi slogan nel giugno 2013.
Questa volta i militari hanno conquistato il potere. La voce della sinistra risuona ancora con i suoi slogan di giustizia sociale e libertà. Il suo destino è soggetto all’unificazione delle sue forze e all’abbandono di puerili tendenze estreme.

[dalla prefazione di Sonallah Ibrahim]

 

Abdel Fattah al-Sisi è stato eletto presidente, con il voto del 27 maggio 2014, boicottato dalla maggioranza degli egiziani. Per la prima volta, il più grande paese del Nord Africa è guidato da un uomo con le mani insanguinate.
L’ex generale, esponente del Consiglio supremo delle Forze armate (Scaf), è responsabile dei test della verginità su diciassette donne che manifestavano in piazza Tahrir (2011), e corresponsabile delle morti di circa mille egiziani nei diciotto giorni di occupazione di piazza Tahrir (2011), delle violenze di Mohammed Mahmud e Maspiro (2011), ideatore del massacro di Rabaa al-Adaweya (2013) e coinvolto nelle morti dei mesi precedenti alle elezioni presidenziali del maggio 2014. Nonostante ciò, il colpo di Stato del 2013 che ha deposto l’ex presidente Mohammed Morsi lo ha incoronato come personaggio mediatico, diffondendo la mania per il ritorno della “stabilità” tra gli egiziani.