Riassunto di fine giornata (L’eredità)
di Luciano Del Sette

Ventotto brani raccontano una guerra tutta odierna. Se sangue c’è in questi racconti è sangue rappreso nella lucidità del sapere del narratore, nella capacità di analizzare sentimenti obliqui e incongrui, nel modo così impressivo e cinematografico di piazzare ogni cosa al posto giusto.
Ci sono alcuni riferimenti alti nella narrativa che vibra nel fuoco interiore dell’autore. Ci sono finali alla Raymond Carver (più nella prima versione revisionata da Gordon Lish); ci sono passaggi introspettivi che lasciano intravvedere letture di scrittrici concettuali come la Bachmann. La prosa è ben studiata: densa e composta da frasi con tante subordinate, quando l’autore riflette sui temi dell’amicizia e del proprio modo di guardare al mondo che gli attraversa la strada; secca e breve, quando l’autore mette in scena coppie di umanità in un interno, regalando quadri scenici raggelati alla Bergman.
Ma di cosa parlano questi racconti? Parlano di bambini poco amati, di terroristi sconvolti, di ragazzi tristi, di donne che perdonano più la delusione per la vita che quella per uomini distratti.
C’è un io narrante che ha più voci. A volte è un bambino, a volte una donna, a volte un uomo in rivolta o in dialogo con una donna morta. È una pluralità di voci che, senza bisogno di razionalizzarlo, si comprende partano tutte dallo stesso sguardo. Uno sguardo che si modula sotto molteplici punti di vista che aprono tante finestre su squarci di dolore, di angoscia, di gioia…
[Alessandro Agostinelli – alleo.it]

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