16/12/2018

Merlini e Silvestri: “Dove comincia l’Abruzzo”

panorama.it - Michele Lauro

Un viaggio mitologico fra massicciate e dirupi, pecore e cani, motori ansimanti e rotaie abbandonate, tratturi, fantasmi, osti veggenti e maccheroni alla chitarra. Come hobos vagabondi Paolo Merlini e Maurizio Silvestri si danno appuntamento un giorno, zaini alla mano, su un bus della Start. Terranauti. La loro Argo è una corriera stravagante. Il vello d’oro da riportare a casa è la saggezza della strada, il sapere archetipico di un microcosmo abitato da anime migranti.

Ma come ogni romanzo che si rispetti, anche questo contiene un piccolo giallo: dove comincia l’Abruzzo ? Il fiume Tronto costituisce l’unico argine naturale di una regione che ha sempre mostrato “una certa insofferenza per i confini sentenziosi e rassicuranti segnati dalle carte geografiche”. La prima tappa è quindi Antrodoco, abruzzese fino al 1926 quando fu annessa al territorio di Rieti per regio decreto. Gli autori scrutano i nomi delle strade, scartabellano carte, chiedono consulenza a Ulisse ma niente. Comincia così una solitaria, sovversiva transumanza. Per finire a ritrovare l’Abruzzo nelle parole della sua gente: rude, spartana, sincera, spavalda come il paesaggio.

Sulmona o Dalmazia? Ande o Gran Sasso? Valle del Sangro o Armenia? Leonessa o Cuzco? Fara San Martino o Kabul? L’esotico abbaglia dietro l’angolo di casa. Tagliacozzo e Conca Peligna, Scanno e Loreto Aprutino, Pacentro e Ortona. Fin dai nomi, potrebbero essere le Città invisibili di Calvino, le meraviglie narrate da Marco Polo a Kublai Khan, le architetture impossibili di Maurits Cornelis Escher che un giorno rimase stregato davvero davanti al profilo gotico di Castrovalva.

Sono invece il cuore di una terra che ancora pulsa, nonostante tutto, ai piedi dei suoi numi tutelari: Maiella e Gran Sasso. Lo yin e lo yang delle montagne. Giunonica, estroversa, femminile la Maiella. Intellettuale, introverso, maschile il Gran Sasso. Perfino l’Hotel Campo Imperatore sembra uscito da un film anche se le stanze le affitta per davvero. Immoto, geometrico, razionalista con la stanza del Duce conservata intatta dai tempi in cui le teste di cuoio tedesche si spinsero fin qui per liberarlo.

 

Recensione a

Dove comincia l’Abruzzo

di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri

220
14,90 12,66


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