Viaggio senz’auto nella terra del silenzio

greenews.it / 13 mag 2014

L’Abruzzo sembra avere una certa insofferenza verso i confini sentenziosi e rassicuranti segnati dalle carte geografiche. Come uno zodiaco ha riferimenti indiscutibili come le montagne sacre del Gran Sasso e la Maiella, e delimitazioni ineffabili e misteriose. Non comincia sulla sponda del Trigno, che lo divide dal Molise; al di là di questo fiume la cultura e le caratteristiche antropologiche sono identiche. Non comincia sul prisma perfetto della Macera della Morte, che segna il confine interno con Lazio e Marche; qui la contaminazione culturale è totale, si può attraversare decine di volte questa frontiera senza accorgersi di un reale cambiamento. L’Abruzzo, pare incredibile, non comincia nemmeno sulle sponde dell’Adriatico, basta guardare le montagne e i tratti somatici delle genti balcaniche. Lo sostiene anche Piovene nel suo Viaggio in Italia, che l’Abruzzo ha una qualche somiglianza “anche con la Dalmazia e l’Albania”.

Tuttavia un limite inderogabile segna dove finisce l’Abruzzo: le sponde del Tronto. Al di là di questo fiume le cose non sono più le stesse, la lingua e i dialetti subiscono una sterzata decisa virando verso il ceppo etrusco-sabino, il carattere delle genti è radicalmente diverso nonostante l’osmosi continua degli ultimi cento anni che ha alimentato la contiguità culturale del Piceno con la zona teramana. Anche la cultura gastronomica, la barriera più accessibile di ogni frontiera, è fondamentalmente diversa.

 



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