Chernobyl. Il canto della Foresta Rossa

In occasione del 40° anniversario del disastro di Chernobyl (avvenuto il 26 aprile 1986),  il libro racconta di come l’inferno radioattivo di Chernobyl si sia trasformato nella più vasta distesa di natura selvaggia dell’Europa centrale, ma anche in un obiettivo strategico della guerra in Ucraina.

 

Postfazione di Paolo Pecere

Il prezzo originale era: 21,00 €.Il prezzo attuale è: 19,90 €.
Il libro in breve

Dal disastro nucleare di Chernobyl al mito della Foresta Rossa: un bosco nell’oblast’ di Kyiv, al confine tra Ucraina e Bielorussia, cristallizzato in pochi istanti da livelli di radiazioni tali da mummificare gli alberi tingendoli di rosso; un ecosistema di straordinaria ricchezza trasformato in un inferno radioattivo, contaminato ma ancora vivo.
Qui è la viva voce della Foresta a raccontare la ferita, le vite sacrificate e le lacrime radioattive, ma narra soprattutto una storia sorprendente di adattamento e rigenerazione.
È il regno dei semi dormienti che germogliano, delle radici che resistono, degli alberi che muoiono e rinascono, degli animali che ritornano. Custodito dalle radiazioni, il cuore della Zona di esclusione si è trasformato nel tempo nella più vasta distesa di natura selvaggia dell’Europa centrale. Interdetto all’uomo, altre presenze abitano in silenzio questo paesaggio riemerso.
La vicenda di Chernobyl però non è finita, continua a influenzare presente e futuro: nel 2022 i soldati russi occupano la centrale nucleare e scavano nei terreni contaminati, trasformando il sito in un obiettivo strategico della guerra in Ucraina.

…mi recai ai cancelli di Chernobyl, alle porte della Foresta Rossa. Immaginavo che la foresta mi parlasse. Ho cercato di darle voce.
Ho iniziato a scrivere storie e a comporre immagini per dare un volto all’invisibile, un corpo allo spettro delle catastrofi ambientali.

Il libro contiene incontri/interviste a esperti e documentaristi ucraini, a scienziati sui fenomeni biologici nella Zona di esclusione, ai “liquidatori” intervenuti subito dopo il disastro; ed è ricchissimo di immagini tratte dalle videocomposizioni realizzate dall’autrice.

Anteprima

Dalla Postfazione di Paolo Pecere

[…] Il tramonto di Chernobyl è un evento che ha messo alla prova la capacità umana di fidarsi: dei sensi, prima di tutto, e poi delle autorità politiche e della tecnologia. Muovendosi verso Occidente, la nube radioattiva portò con sé la contaminazione che qualsiasi cittadino europeo (io avevo undici anni) ricorda come un evento collettivo che costrinse ad avvertire un rischio negli atti fondamentali della vita, come bere, mangiare e stare all’aria aperta. Ma oltre alla contaminazione dei suoli, quella nube attecchì su preoccupazioni già diffuse.

Il passo sull’“evento tossico” che ho riportato all’inizio di questo testo è preso da Rumore bianco, il romanzo di Don Delillo pubblicato nel 1985, un anno prima l’esplosione del reattore nucleare a Chernobyl. La paura per una contaminazione radioattiva potenzialmente letale circolava già da tempo, e l’analisi delle emozioni che suscitava nei personaggi del romanzo è ancora capace di narrare una nostra incertezza di fronte alle catastrofi ecologiche:

Alcuni hanno paura dei tramonti, altri decidono di sentirsi esaltati, ma la maggior parte di noi non sa che partito prendere, pronto a entrambe le possibilità […] Cos’altro proviamo? Vi è certamente un timore reverenziale, è tutto timore reverenziale, trascende le primitive forme di timore, ma non è dato sapere se, mentre guardiamo, siamo pieni di meraviglia oppure di terrore, non sappiamo che cosa stiamo guardando né cosa significhi, non sappiamo se sia un fatto permanente, un livello di esperienza al quale a poco a poco ci adatteremo, in cui la nostra incertezza finirà con il venire assorbita, oppure soltanto una bizzarria atmosferica, che passerà presto.