L’intimità perduta

Visita agli animali

L’autore parte da un soggiorno in Kenya, e da un lavoro con il pittore Gilles Aillaud, per costruire ritratti di animali, paesaggi e forme naturali, intrecciando l’osservazione dal vero con riflessioni su forma, vita, relazione tra umano e non umano.

 

Postfazione di Fabrizio Scrivano
Illustrazioni di Gilles Aillaud
Traduzioni di Matteo Martelli

 

Il prezzo originale era: 19,00 €.Il prezzo attuale è: 18,00 €.
Il libro in breve

Nel tempo in cui l’umano sembra occupare tutta la scena, Jean-Christophe Bailly invita a riapprendere l’intimità con il vivente, a recuperare un rapporto lento e meravigliato con gli esseri del mondo, fatto di attenzione, prossimità e rispetto.
La savana africana, dove Bailly incontra gli animali che narra, è un campo di gravità fatto di tracce, ombre e latenze. Un suono, un movimento, un gesto mostrano per ciascuno di loro un “modo di abitare il mondo”, ogni creatura è un pensiero vivente: anche una mandria in movimento, un serpente che striscia, le biblioteche segrete scavate dai tarli alle luci intermittenti delle lucciole, il volo collettivo degli storni lo sono.
Mescolando saggio letterario e prosa poetica, dialogando con i ritratti agli animali di Gilles Aillaud, Bailly ci porta a considerare la continuità tra i regni minerale, vegetale, animale; a pensare il mondo come una grande fabbrica di forme in continua metamorfosi: non solo piante e animali, ma fiumi, neve, pioggia, e anche ciò che riteniamo immobile: montagne, rocce, cristalli.
Un libro che pensa attraverso la natura, proponendo una resistenza silenziosa alla semplificazione del mondo dei viventi.

Tutti gli animali descritti in questo libro sono reali. Ma tutti, dall’orice all’oritteropo, passando per il dik-dik e l’elefante o l’irace e il facocero, tutti, senza eccezione, sono favolosi e possiedono, quando li si osserva, il prestigio di ciò che non si è mai visto prima, così come di quanto non si vedrà forse mai più.

Anteprima

Tracce, piste, ondulazioni, punteggiature, branchi, mandrie, spazi vuoti o densamente abitati, il silenzio e a volte i rumori, pozze d’acqua, rami secchi, ripari, pietre sparse, piccoli crinali, rovi, un fiume, un fuoco e il rumore di passi che sembra provenire dal fuoco, fruscii, fremiti sotto i manti, il sole e la luna verticali, ombre raccolte, masse che si radunano, si separano, lampi di colore, di uccelli, striature, dondolii, pigrizie sdraiate sull’erba, piccoli passi, cavalcate, forme di diffidenza, d’allerta, d’indolenza, di condotta, distanze; una continua tattica per mantenere le distanze.
È questo, è dunque questo il paese degli animali, in cui sono a casa loro e tra loro senza parole né racconti. Immensa latenza che decide la presenza, silenzio totale che contiene ogni rumore, visibilità intera di tutti i nascondigli, canovaccio continuo di apparizioni e sparizioni. Quel che si vede, lo si intuisce; quel che si intuisce non lo si vede. Si è solo all’interno, dentro, e il fuori non è che questo: uno stare dentro, senza tregua, come in seno a una memoria così viva che pare non avere ricordi. Nessuna riserva, solo la presenza, diffusa, che infonde nella luce o nella notte.

All’inizio non sono che rumori: un’intera industria di soffi, sbuffi, suoni pesanti e gravi – un’orchestra intenta ad accordare le tube, i fagotti, i corni. Non è forse possibile trovare altrove in natura una tale conformità tra manifestazione sonora e apparenza. Solitario o in branco, interamente immerso nell’acqua o a metà, accasciato sulla riva o mobile nella notte, l’animale che gli antichi chiamavano curiosamente il cavallo dei fiumi resta sempre fedele a sé stesso in qualunque stato si…