“Come ci ricorda lo stesso Miorandi, per Canetti «la scrittura di Walser è percorsa da un’angoscia che resta sul fondo, che si ritira nella parte meno illuminata della scena nascondendosi alla vista». È un gioco a rimpiattino, dunque, e d’altra parte una delle immagini più ricorrenti in queste pagine, associate a Walser, è quella del funambolo: arte della leggerezza affacciata sul vuoto, del danzatore sul filo che sfida e nasconde la voragine, il nulla. La scrittura di Walser, ha fatto notare ancora Benjamin, non traccia piste, ma cancella impronte”.
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Recensione a
di Paolo Miorandi