Animali non addomesticabili

Nel libro, un bruco sognatore, un cane vagabondo che progetta viaggi in mare, una formica anarchica, una pudica giovane vongola napoletana ci scuotono e ci aiutano a vedere. Sembrano darci il coraggio di parlare delle cose che contano davvero. Tre scrittori si provano qui a restituire la voce a quei viventi che spesso certa tradizione letteraria rappresenta riduttivamente a nostra immagine e somiglianza attribuendogli solo i nostri sentimenti elementari.

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Il libro in breve

Nei racconti di Giacomo Sartori, Paolo Morelli, Marino Magliani e Paolo Albani, gli animali parlano; hanno tutti una grande propensione alla parola. Tanti sono gli animali che hanno già parlato nei miti, nelle stanze dei bestiari di tutti i tempi, nelle tradizionali messe in scena della letteratura, nelle favole, riallestiti in forme ibride, corpi di bestia e sentimenti domestici e scarni, del tutto umani. Questa volta ci chiedono di riconvertire il nostro immaginario: può capitare, ascoltandoli, che non siano loro a umanizzarsi, ma piuttosto sia l’uomo-che-legge a caninizzarsi, dromedarizzarsi, corvinizzarsi, vedovanerizzarsi, rinnovando un patto di alleanza con una parte selvatica, ineludibile e salvifica della propria umanità e un patto di sangue con la vita diversa dalla nostra.

Anteprima

Auff! Una volta, ingannata dal tiepido sole, nacqui forse prematuramente a maggio, svolazzai per un po’ ma mi stancai subito e mi addormentai, e sognai di essere un filosofo un po’ cinese un po’ scemo o forse stordito, un filosofo cinese un po’ e un po’ scemo che passava gli anni auff un giorno dopo l’altro, uno dopo l’altro da solo passava il giorno e i minuti auff, passava sempre seduto a non far niente e a guardare il fiume davanti casa sua, e davanti casa sua neanche auff gli passava per l’anticamera della capocchia di essere una farfalla nata prematuramente di maggio.
Quella volta che nacqui prematuramente di maggio e sognai di essere un filosofo cinese un po’ stordito i giorni passavano tutti uguali auff, ma dato che ero fissato io mi divertivo lo stesso a starmene lì seduto davanti al fiume con le spalle poggiate al muro di casa mia, e davanti al muro di casa mia auff ogni tanto pezcavo qualche pezce poi me lo mangiavo e me ne andavo a cuccà.
Quella volta lì che me ne sono andato a cuccà non ti sogno che ero auff la farfalla Marilù che volava libera e leggera? Volava libera e leggera in pieno giorno di maggio ’sta farfalla Marilù auff, e il tempo passava, i minuti passavano, il giorno passava auff e già stava per finì. Stava per finire il giorno che era l’unico e poi doveva da morì. Auff ma io mi divertivo uguale e me ne andavo avanti e indietro svolacchiando per i fiori di lillà un po’ lì un po’ laggiù sull’aria di campagna auff, e mi sembrava che quel giorno non dovesse finire mai. Sembrava un giorno che non finiva mai e invece auff stava pe’ imbrunì. E mentre il cielo imbruniva dopo tutta una giornata auff a saltellà da fiore a fiore, io a un certo punto ero una farfalla talmente stanca che me so’ appisolata su un girasole che proprio allora se stava a curvà. Proprio allora se stava a curvà quel girasole e io anche auff mi sono incurvata e mi sono addormentata là.