Città nascoste

Trieste, Livorno, Taranto

La novità della collana I viaggi senz’auto, una discesa verticale dentro tre città, una sorta di immersione profonda visto che sono luoghi di mare: Trieste, Livorno e Taranto, distanti ma sembrano scritte dallo stesso sceneggiatore, con un passato simile e la necessità di inventarsi un futuro. Un reportage narrativo a due voci, quelle di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri, viaggiatori che utilizzano per i loro spostamenti unicamente mezzi pubblici.

Prefazione di Alessandro Leogrande
15,50 13,20
Il libro in breve

C’è stato un momento in cui Trieste, Livorno e Taranto non erano Città nascoste, oggi però questi luoghi si lasciano alle spalle una notorietà e una prosperità economica legate a un’industria fiorente o alle fortune commerciali di un porto; e ora, esaurito il filone buono, hanno un futuro tutto da inventare per uscire dal cono d’ombra in cui sono finite. Un futuro questa volta più vicino alle proprie radici, un’identità legata alla loro bellezza, ai luoghi, alla tradizione e anche, perché no, alla cultura del cibo e del vino.

Il libro conduce alla scoperta delle tre città; ma è soprattutto un viaggio “altro”, che rivela le ragioni che dovrebbero spingere il viaggiatore a farvi tappa, a scoprirle o riscoprirle.

TRIESTE, in balìa dei suoi venti fin dentro le librerie e i caffè carichi di storie, il tram di Opicina, il Carso e i suoi vini austeri, i profumi d’Oriente.

LIVORNO, la sua identità multiculturale, la città dei “5 e 5” al mercato vecchio, del “popolo del Basaglia” con il suo Atelier Blu Cammello, del cacciucco davanti al mare, degli chansonnier maledetti.

La luce sconvolgente di TARANTO, la città vecchia, le battaglie per la Riserva Naturale, per un teatro nel cuore del rione Tamburi, la ripresa dell’allevamento delle cozze, cibo identitario della città.

 

Anteprima

Quello di Paolo Merlini e Maurizio Silvestri […] è  il resoconto di due viaggiatori che, pure in un’epoca fondata sulla convinzione di conoscere e aver esperito già tutto, non rinunciano al desiderio di mettersi in treno, in traghetto o in corriera e raggiungere i posti che intendono raccontare. […] guardano questi mondi di sbieco. Provano a decifrare le loro fratture, i salti nascosti, le contorsioni, i non detti, i cambiamenti, siano essi positivi o negativi. Provano a capire di che pasta sia fatta, ancora oggi, l’anima di città come Trieste, Livorno o Taranto, e se sia ancora possibile afferrarla.

(dalla prefazione di Alessandro Leogrande)

 

TRIESTE È UNA DONNA

Trieste è una donna capace di sedurre in tutte le stagioni, ma di mattina, in primavera, dopo una giornata di bora, è irresistibile. La luce rende i profili di cose e persone netti e puliti.

Acciambellato su una bitta guardo il mare: è un panno teso strisciato dai canoisti in allenamento. Ursus si staglia austero come la Torre Eiffel con le sue maglie scure contro il cielo di un azzurro perfetto. E da lassù chissà che panorama si vedrebbe oggi: tutta l’Istria, il Quarnero, Grado, Venezia e chissà, anche la Dalmazia.

Tutto è vicino, l’Adriatico assume le sembianze materne di “mare dell’intimità”, come dice Matvejević.

(Maurizio Silvestri)

 

LIVORNO BY BIKE

Uscendo dal negozio mi accorgo che sono a due passi dalla sede del «Vernacoliere», ma non c’è tempo per una visita perché la Fortezza Nuova ci aspetta. Entriamo, lasciamo le bici e saliamo alla piazza d’armi dalla quale lo sguardo spazia a trecentosessanta gradi.

Questo è il paradiso dei ragazzi che marinano la scuola o meglio “che fanno brucia” come si dice qui, ma per il turista che alberga in me è un eccezionale punto panoramico. A sud si gode di uno sguardo d’insieme su piazza della Repubblica, mentre a nord si scoprono le ciminiere degli insediamenti industriali, della centrale elettrica Marzocco su fino a Stagno sede della raffineria di Livorno, più conosciuta come Stanic.

Torniamo sui nostri passi per raggiungere il porto all’altezza della darsena vecchia. Qui in piazza del Pamiglione capisco la potenza della Fortezza Vecchia, una struttura davvero imponente, ma poi, in corsa contro il tempo, andiamo a fare un giro sul lungomare. Dopo il Monumento ai Quattro Mori, sfiliamo leggeri lungo la darsena nuova tralasciando sulla destra il molo Mediceo col Fanale dei Pisani sulla punta. La ciclabile fronte mare costeggia viale Italia e poi inanella tutta una serie di punti fissi dell’estate livornese: lo scoglio della Regina, la Terrazza Mascagni e i Bagni Pancaldi col Grand Hotel Palazzo sulla sinistra.

Pedaliamo verso sud, verso il quartiere di Antignano, preceduto da Ardenza. Là in mezzo al mare intravedo la sagoma dell’isola di Capraia e poi il mio Virgilio mi fa vedere le secche della Meloria. Il piccolo compendio di livornesità comprende anche una lezione sul Palio Marinaro, vera istituzione cittadina al pari dei “gabbioni” dove si fanno le “gabbionate”.

(Paolo Merlini)

 

LA FINE DELLA STORIA

Con la scusa del mal d’auto mi faccio lasciare in via Oberdan.

Seduto su una panchina riprendo fiato ma ancora mi domando: dove sta l’anima di Taranto? Nella città vecchia, al Borgo Umbertino, a rione Italia, nel mito di Falanto, nella “molle Tarentum” di Orazio (Satire, II, 4, 34). Dov’è finita l’accogliente città descritta da Seneca:“Andiamo a Taranto! Porto celebrato, soggiorno invernale di clima più mite, regione abbastanza ricca anche per le popolazioni di un tempo”.

Non capisco, non ci credo. Per fortuna mi accorgo di essere arrivato proprio di fronte a un’altra isola del tesoro, cioè la Libreria Gilgamesh. Entro e mi presento alla libraia Miriam Putignano. Le dico che sono a Taranto già da un po’ e che non ci ho capito ancora nulla. Ho tanti dubbi…

(Paolo Merlini)