E se Robert Louis Stevenson ci facesse da guida spirituale?

di Barbara Scalco
Sul Romanzo / 19 mar 2016

«In cammino con Stevenson è un doppio viaggio, quello sulle tracce dello scrittore e uno più intimo e profondo, rivolto verso un mondo interiore e ricco di spunti filosofici su quella che può essere in qualche modo definita come “l’arte di camminare”.

Fra intersezioni e rimandi i molteplici viaggi scorrono più o meno paralleli, inutile dire come le evidenti differenze coinvolgano in particolare l’ambientazione: le locande non sono senz’altro le stesse e nemmeno le case o gli abitanti. Anche la compagnia non è così stravagante come quella di un’asina. Franza viaggia in solitudine e ciò non toglie che, spesso, durante la lettura si finisca con il pensare che i diversi incontri dell’autore siano fin troppo romanzati, frutto di un’intrigante fantasia che solo metaforicamente riesce a rispecchiare la realtà dell’accaduto.

Eppure chissà, in fondo ogni camminatore solitario nasconde un lato particolare e ha a sua volta la capacità di osservare oltre le apparenze, il suo sguardo cammina lento e ha il tempo per soffermarsi su dettagli che chiunque altro finirebbe per non notare.

Ecco allora che da Le Monastier-sur-Gazeille a Saint-Jean-du-Gard il lettore si ritrova a camminare fra due storie, fra gli stessi luoghi ma circondato da persone ed emozioni diverse. Quello compiuto dal lettore è forse un terzo viaggio, completamente differente rispetto ai primi due ma ancor più interessante».

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