Abitato da un’umanità indimenticabile

di Andrea Di Carlo
Mangialibri.com / 21 apr 2016

«Inizia tutto un giorno al San Callisto, il punto di ritrovo trasteverino ormai di molti turisti e qualche sparuto romano. Dopo una bella bevuta si torna a casa in attesa che il sonno porti con sé i soliti mille fantasmi. Quelli che ti parlano tutti i giorni della tua vita di ghostwriter di personaggi importanti, presidenti, scrittori: i famigerati VIP. Quelli che hai conosciuto in passato e che si ripresentano inaspettatamente quando sei a nasconderti dal mondo in libreria. Ti raccontano dei loro mega-appartamenti della capitale per poi mostrarti angusti buchi in vicoli nascosti e umidi di quel quartiere, Trastevere, che già di suo ha tanto da raccontare. Abitato da un’umanità indimenticabile, come Messa e Lina: due facce, una truccatissima, l’altra morigerata, della stessa persona. O proprio come Cesare, autore di memorie senza troppa ispirazione, che guarda lo schermo del suo computer attendendo le parole scritte. Le ombre dei sogni prendono in sopravvento, aumentano, parlano tra loro, diventano i protagonisti di un romanzo che forse è vita vera, dove c’è anche Marco Polo, Rustichello, il suo sconosciuto ghostwriter, e altri mille personaggi del passato. E così un’autobiografia prende la forma di un ininterrotto parlare con se stesso della propria romanità, di quelli che c’erano e che oggi mancano, delle dinamiche sociali all’interno di un tafferuglio o dei ricordi dei venditori di sigarette di contrabbando sotto la metro. Tutto questo in una giornata calda sempre lì al San Callisto…

Non è semplice leggere il romanzo di Paolo Morelli senza ritrovarsi ad un certo punto della lettura totalmente persi ‒ o forse è meglio dire spaesati ‒, spiazzati da ciò che viene raccontato. Il flusso di parole è così incessante che ci si chiede se quel personaggio esiste veramente o è semplicemente frutto della mente del narratore, che si unisce alle apparizioni che incrocia in maniera totalmente naturale. Ci si deve lasciare andare, quindi, a questa specie di stream of consciousness senza troppe obiezioni per godersi al meglio un modo di raccontare la realtà decisamente astratto. Roma, il Gianicolo con la sua statua di Garibaldi, Trastevere appaiono in tutta la loro concreta essenza e sono perfettamente descritti, diventando così a tutti gli effetti i punti fermi di una moltitudine di eventi personali o sociali. Le digressioni sulla natura dell’essere romano o dell’uomo rionale sono tra gli elementi più interessanti di questo libro, perché delineano con precisione gli aspetti più singolari di coloro che sono nati e cresciuti in una città certo non facile. Rilevanti anche le considerazioni, a tratti quasi comiche, del narratore con il suo amico/alter ego – frutto forse di pomeriggi alcolici al tavolino di un bar; considerazioni che spaziano su una moltitudine di argomenti, dalle prime persone grammaticali (il tu va forse prima dell’io?) ai meno noti gregari dietro ai grandi personaggi del passato».

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