Intervista a Claudio Morandini

di Carla De Felice
Una banda di cefali / 2 mag 2017

«Il paesaggio immaginario che vado esplorando e definendo libro dopo libro è il riflesso, la anamorfosi di quello in cui vivo (valli, profili di montagne visti dal basso), oltre che di quello in cui vorrei vivere e in cui mi limito a andare quando capita (colline, pianure). Di sicuro il paesaggio bloccato dalle montagne influenza una mia necessità di guardare oltre, o meglio di immaginare ciò che c’è oltre: e la visuale ingombrata da rocce e pietre mi fa sentire il bisogno di indagare quello che c’è sotto, o dentro».

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